The End

Sono molto felice dell’esperienza che ho fatto con questo blog: è stata davvero una bella avventura, interessante e ricca. La ritengo però conclusa.

Come molte cose ha avuto un inizio, uno sviluppo, non necessariamente lineare, e quindi una fine. In verità, vi sono alcuni post abbozzati, ma non trovo mai il tempo, la voglia o l’ispirazione, che dir si voglia, per concluderli e pubblicarli. Mi pare un chiaro segnale: forse dovrei fermarmi qui. Non escludo che in futuro avrò uno slancio di entusiasmo e di voglia di pubblicare: chi lo sa?
Per onestà  e trasparenza verso chi mi legge, così gentilmente, per ora dico basta e grazie davvero: è stato molto bello! Il blog resta comunque online per chi abbia voglia di leggerlo.

Un abbraccio a tutte e a tutti!

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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Ricorreva ieri, 27 agosto, l’anniversario del suicidio del grande scrittore piemontese. Correva l’anno 1950. In ricordo, ripubblico un paio delle sue poesie che già apparvero sul vecchio blog di Lilith.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosi li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

22 marzo ’50
CESARE PAVESE
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, Giulio Einaudi editore, Torino 1951

Anche tu sei collina

Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.
C’è una terra che tace
e non è terra tua.
C’è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.
È una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
È una terra cattiva
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.
Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un’ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l’infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna

come i falò la sera.

3031 ottobre ’45
CESARE PAVESE

La terra e la morte (1945-1946)

I Jeans di Bruce Springsteen

jeansbruceOggi parlo di Silvia Pareschi e de Jeans di Bruce Springsteen e altri sogni americani”, il suo bellissimo libro di racconti, d’esordio.

Silvia la conobbi quasi per caso, attraverso il suo strepitoso blog  Nine Hours of Separation. Scoprii poi che si trattava di una apprezzata traduttrice: “una delle più note e apprezzate traduttrici dall’inglese.” Così recita la quarta di copertina. Infine la conobbi anche in quanto scrittrice.

Beh ovviamente sarò obbiettivatissima, scientifica direi, nel valutare il suo libro di racconti, uscito la primavera scorsa, per la Giunti, nella collana Scrittori Giunti. Libro che ha avuto anche un certo, meritatissimo, successo e che molto ha fatto parlare di sé.

Come lettrice del suo blog, ho avuto, in qualche modo, il privilegio di seguire da lontano, da molto lontano, la gestazione e la nascita di questo gioiellino. Silvia è una persona vulcanica, coltissima ma anche di una simpatia travolgente e di una schiettezza che trovo disarmanti. Ed ha un senso ironico irresistibile, che a tratti rasenta il comico ed il grottesco.

Insomma Silvia è divertente e mai scontata. Così come lo è anche questa raccolta di racconti che ci narrano un’America inedita, una America mitica ma vista attraverso uno sguardo originale e a tratti sorprendente. Perché, certo, avevo ovviamente delle aspettative molto elevate su questo raccontare ma debbo ammettere che sono state ampiamente soverchiate dallo stupore, provato nella lettura.

I racconti di questi sogni americani sono una decina e spaziano da storie che parlano di Puma e parchi immensi e selvaggi ad altre che parlano di palazzi del porno, passando poi alle declinazioni delle religioni nella East e nella West Coast, a Katrina, per giungere ovviamente ai Jeans del Boss.

Un viaggio attraverso gli States, nei suoi miti, più o meno conosciuti, un viaggio nel tempo e nello spazio. Uno spazio anche mentale che fa tutta la differenza. E la differenza è proprio questa: una lettura veloce e agile, divertente ma per nulla scontata o banale, una lettura che sa anche far pensare, magari accompagnandosi con le note del Boss, il grande Bruce di Born to Run.

Forse chiedo troppo

Forse chiedo troppo…
Eccola lì la solita! Direte, già lo sento.

Ma vorrei, ingenuamente, un mondo dove per strada ci si saluta e non si teme di essere ammazzati, violentati.
Dove ci si saluta, ci si vede, ci si riconosce, a volte. Un mondo di relazioni, belle, brutte… facili, difficili. Ma relazioni, per diamine!
Dove ci si parla dal vivo, ci si parla sul serio. E ci si ascolta, a volte.
Un mondo che non è in cerca perenne di pupazzetti disanimati e allucinati.
Dove il verde è il colore predominante, non il grigio.
Dove non ci sposta necessariamente in auto.
Un mondo un po’ più difficile e faticoso, forse.
Dove la droga non sia l’unica ricreazione possibile.
Dove il tempo è per te, per l’altro e non è denaro, giammai!
Dove il tempo ti appartiene e non t’è usurpato.
Un tempo che è tempo di vita, un tempo da vivere.
Quindi, forse dovrei andare in una Comune sull’Appennino…
E perché le Comuni non sono mai sulle Alpi ma sempre sugli Appennini?
È forse questa la domanda?
Una domanda inutile. Perché la Comune è sempre utopia e Utopia è il paese che non c’è.E mi dicono che la vita è azzardo, un gioco rischiosissimo.Sarà un gioco a perdere?
È forse questa, dunque, la domanda?
Una domanda senza risposta.
Una domanda non utile ma nemmeno inutile.

unastoria

unastoria bella e atroce

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Prima e unica graphic novel candidata al premio Strega.
Un racconto, una storia, una gaphic novel, appunto,
uscita per la prima volta nel 2013 e quindi nel 2014,
a cent’anni dall’inizio del primo conflitto mondiale.
Non è un libro celebrativo e tanto meno retorico:
è una bella storia,
una storia atroce,
che si snoda tra oggi e ieri;
è dolorosamente attuale,
è terribilmente poetica.P_20160626_162222_1

Unastoria di Gipi, Coconino Press, Fandango 2014

Un racconto allucinato e poetico, a cavallo  tra il tempo presente e il primo conflitto mondiale.
Scritto e disegnato da Gipi, al secolo Gian Alfonso Pacinotti, le tavole sono particolarmente belle e preziose, completamente disegnate a mano, con diverse tecniche.

Addio Boemia!

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Praga e la Moldava.

La prima volta che arrivai a Praga fu lo scorso anno, il giorno 11 novembre del 2012. Era la mia prima volta in assoluto in Repubblica Ceca. Era un pomeriggio piovoso e freddo. Giunsi all’aeroporto e insieme a mio marito che mi stava aspettando, prendemmo l’autobus e poi la metro per raggiungere Anděl (pronuncia Andiel), per poi proseguire verso la Boemia Meridionale.
E questo fu il mio impatto con Praga: Anděl, una stazione della metro, degli autobus e dei tram, non molto distante dal centro. La stazione metro ha due uscite, una verso il centro, l’altra verso gli autobus. Tanto la prima è molto bella, situata a due passi da un moderno centro commerciale, zona turistica e commerciale; quanto la seconda è una stazione anonima, grigia e squallida. Quest’ultima è frequentata soprattutto da studenti e lavoratori locali ed è davvero tetra. Questo fu sostanzialmente il mio impatto con la città e non fu esattamente una folgorazione: ricordo soprattutto l’aria fredda e lo squallore tipico, intriso in molti luoghi post real-socialisti.

Ecco, questa parte della città non credo venga vista da coloro che vanno a Praga per visitarla o per turismo ma è un aspetto che fa parte della città, l’altra faccia, quella in ombra, quella che rimane per lo più invisibile. Mi ricorda tutti gli aspetti che un turista non vede quando si reca in un luogo, qualunque esso sia.
Ad ogni modo, Anděl  mi sembra una metafora molto potente: da un lato le meraviglie architettoniche, la bella gente che parla diverse lingue, la vita e la bellezza della città; dall’altro: squallore, desolazione e freddo. Questo, almeno, fu quello che al tempo sentii.
Vorrei in qualche modo raccontare la mia esperienza non tanto nella città, quanto nel paese Repubblica Ceca; come altrove ho già detto, è una esperienza limitata nel tempo e nello spazio ma in virtù dei suoi limiti, se non può dirsi completa e obiettiva, certamente mi ha permesso di conoscere una serie di lati nascosti, altrimenti invisibili.

Paesaggio sudboemo


Dunque, dopo un anno vissuto in Boemia Meridionale posso dire che cosa in assoluto NON mi mancherà di questo paese:
  • L’afflato alcolico deicechi.
  • L’odio diffuso verso gli zingari.
  • La burocrazia (Kafka docet).
  • La sirena di mezzogiornoe la centrale atomica (Temelín) onnipresente.
  • I proclami del venerdì pomeriggio (ma non solo) via altoparlante, stile sovietico.
  • La notoria affabilità e il calore interpersonale dei cechi.
  • Le carpe.
  • L’interminabile inverno.
Ciò che invece mi mancherà:
  • Praga. Indubbiamente,
    sempre e comunque, con le sue luci e ombre, anche se non si trova in Boemia meridionale, è vero!
  • I giri in bicicletta tra i boschi e le colline.
  • I castelli invece non mi hanno né sedotto né abbandonato.
Facendo un rapido bilancio tra aspetti che mi mancheranno e quelli che non mi mancheranno, è facile capire come sia stata la mia esperienza in terre boeme: un incubo! 
Nei prossimi post, parlerò di alcuni dei suddetti punti, almeno quelli che ancora non ho affrontato.  Non sarò tenera, non sarò obiettiva, non sarò nemmeno politicamente molto corretta.
Post pubblicato nel vecchio blog di Lilith, nel dicembre 2012.

Sta città/ Matka Mest

Peppe Voltarelli e Sta città

Antefatto

Este, Padova. 1° maggio 2016, Fiera delle Parole.

Io e Max ci rechiamo nel tardo pomeriggio in piazza a Este per presenziare a questa iniziativa culturale così raffinata e interessante. Freddo boia, quasi piove, grigio. Gelida, tarda primavera.

Coinvolgente, ironico e pungente come sempre, Massimo Cirri presenta: scalda la piazza del 1° maggio e accende la folla (questo è un tantino iperbolico, ok!).

Presenta il libro di Staino, padre di Bobo, che simpaticamente si cattura la scena, il tempo e con paciosa senilità non la smette più.  Ma è interessante, molto. Segue poi la meravigliosa, sempre, Paola Turci et altri.

Io, intirizzita, fumo furiosamente ma non mi scaldo, fisicamente intendo. Mi reco allo stand della libreria a curiosare, nell’intenzione di acquistare e soprattutto di farmi siglare con tanto di vignetta, il libro di BoboStaino.

Il consorte mi fa un cenno e richiama l’attenzione verso un CD che s’intitola Ultima notte a Malà Strana… Malà Strana, il quartiere pittoresco di Praga, città che evoca in me viscerale odio et amore.

Guarda! …

Ahhh… però! Ma è del tizio che cantava prima, mentre stavamo arrivando?

Signorina (grazie), questo è un bravo ragazzo: promettente. Si farà strada!

Guardo il tizio, guardo il CD. Perplessa.

Ma… sei tu?

Molto piacere, Peppe Voltarelli.

Piacere mio… sicuramente.

S’innesca una conversazione piacevole e divertente. Colpisce la simpatia, l’ironia, e quanto sia alla mano e pure molto colto il tal Peppe. E, poi scoprirò, anche molto bravo!

E parliamo di Sta città…

Si tratta di una canzone all’interno del disco Ultima notte a Malà Strana, che rende in modo meraviglioso il rapporto ambivalente che spesso le persone hanno con le città dove emigrano, soprattutto all’estero. Io mi ci riconosco molto.

Questa canzone ebbe molto successo all’estero: in Germania e in particolare in Repubblica Ceca, nella versione in lingua locale, cantata da tal František Segrado e giunse ad essere prima in classifica nel paese boemo, nel 2012.

Ma in Italia Voltarelli è quasi uno sconosciuto. Ahimé!

Ecco due versioni della canzone:  in italiano, con un video meraviglioso di Gherard Kuhn.

L’altra dal vivo: Voltarelli & F. Segrado – “Matka Mest/Sta città” – Český text M.Horáček. La versione che arrivò al primo posto in classifica.

NOTA  INFORMATIVA
Peppe Voltarelli è un musicista poliedrico ma anche attore e scrittore, attento ai temi sociali e politici; spesso canta in dialetto (calabrese) ma non è un autore folk e questo ci tiene a precisarlo. È molto raffinato,  ironico, mai scontato.
Recentemente è uscito il suo libro+CD che celebra il cantastorie calabrese Profazio: Voltarelli canta Profazio, pubblicato da Squilibri Editore.

Consigliatissimo!

Palermo e Dintorni

Nel settembre del 2011 facemmo un bel viaggio di lavoro in Sicilia.

In verità, il consorte lavorava e io mi son dedicata a scoprire questa meravigliosa terra. Recentemente ho recuperato alcune foto che in tale occasione scattai: qui le condivido con molto piacere.

Qui sotto: in giro per la città, scatti a casaccio.

Qui sotto invece l’orto botanico: un autentico gioiello!

Infine, alcune suggestive  e toccanti immagini scattate all’interno del palazzo del rettorato, Palazzo Chiaramonte-Steri, che fu anche sede dell’inquisizione: quelli che vedete sono i grafiti dei detenuti.

Cosa cambia?

Di Roberto Ferrucci, giornalista e scrittore veneziano, ho già parlato qui.

Oggi vorrei raccontare di uno dei suoi scritti, di un romanzo che venne pubblicato da Marsilio nel 2007 e che ho appena terminato di leggere. Ovviamente, non scrivo di tutto ciò che leggo ma alcune letture mi impongono una certa urgenza di scriverne, di raccontarne: di condividere ciò che hanno toccato o mosso o smosso.

È difficile ma è necessario parlare di questo scritto. Uno scritto che definirei imprescindibile per comprendere cosa è successo, cosa succede e cosa cambia. E soprattutto cosa non cambia mai, in  questo paese.
Ed è difficile parlarne, soprattutto dopo aver letto la prefazione all’edizione francese di Antonio Tabucchi, pubblicata nell’aprile 2010 col titolo “Ça change quoi”, da Seuil.

“Ciò che è successo nell’estate del 2001 a Genova durante il G8 ha fatto cadere la maschera della “democrazia” italiana. I sinistri fatti accaduti dal 19 al 22 luglio 2001, guardati adesso, assumono un significato che non fu compreso da tutti all’epoca. (…)” Antonio Tabucchi, prefazione all’edizione francese.

Se è vero che molto è stato scritto e detto sugli orrendi accadimenti di Genova G8, in quell’afoso luglio del 2001. È pur vero che questo scritto ha un taglio diverso. È un romanzo ma è anche una testimonianza precisa, puntuale, quasi fotografica. E l’effetto è davvero straniante.

Mentre leggevo nemmeno per un istante ho pensato che l’autore non fosse stato testimone presente ma non è poi così necessario: è pur sempre un romanzo. Questo scritto, un romanzo, un reportage, una storia d’amore, finzione non finzione. Chissà poi cos’è?  È, soprattutto, un’istantanea in un preciso momento della recente storia del nostro paese.

E leggendo mi sono resa conto che di quei giorni, chi non c’era ha un’idea del tutto smorzata, distorta, dai media, dai fatti eclatanti e orribili: Giuliani, la Diaz. Ma sia la cronologia, che la geografia ci sono del tutto estranei nella loro complessità e nella loro tragicità. E nel loro orrore!

E forse, chi c’era fa molta fatica a condividere qualcosa che, da un lato è stato traumatico e dall’altro è diventato narrazione condivisa ma anche ridotta, distorta, distillata dai mass media.

“Esattamente come se nulla fosse cambiato. Ciò fa del libro di Roberto Ferrucci un testo differente, contro corrente, importante, per comprendere o per comprenderci. Forse. Per essere presente, qui e ora, nel tempo che stiamo vivendo, in seno a questa strana Unione europea che, di fronte ai diritti dell’uomo, privilegia la contabilità.”  A. Tabucchi, ibid.

Non resta che leggere “Cosa cambia” di Roberto Ferrucci.

© 2011 by Marsilio Editori® s.p.a. in Venezia Prima edizione digitale 2011 da edizione Marsilio 2007 ISBN 978-88-317-3252-9

 

 

 

Spiegazione degli uccelli

Un giorno da bambino, all’imbrunire, eravamo in campagna e uno stormo di uccelli si era levato dall’albero di castagno del pozzo diretto verso il folto del bosco, bluastro per via della notte che iniziava a scendere. Le ali battevano con un rumore di foglie agitate dal vento, fogli minuscoli, sottili, innumerevoli, di dizionario, mi tenevi per mano e io ti chiesi all’improvviso Spiegami gli uccelli. Così semplicemente, Spiegami gli uccelli, una richiesta imbarazzante per un uomo d’affari. Ma tu sorridesti e mi dicesti che le loro ossa erano fatte di schiuma di mare, che si cibavano di briciole di vento e che quando morivano fluttuavano a pancia in su nell’aria, con gli occhi chiusi come le anziane durante la comunione. L’idea che cinque o sei anni dopo ti interessassero soltanto i voti di geografia e di matematica suscitava in me una strana specie di vertigine, un’impressione di assurdo, di impossibilità quasi comica, come se il medico indù si voltasse di colpo verso di me e mi dichiarasse di punto in bianco Lei ha un cancro.” (pag. 48).

António Lobo Antunes, Spiegazione degli uccelli. Feltrinelli Ed.

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La MIA amica geniale

“Ma solo per scoprire, nei decenni a venire, che mi ero sbagliata, che si trattava di una catena con anelli sempre più grandi: il rione rimandava alla città, la città all’Italia, l’Italia all’Europa, l’Europa a tutto il pianeta. E oggi la vedo così: non è il rione a essere malato, non è Napoli, è il globo terrestre, è l’universo, o gli universi. E l’abilità consiste nel nascondere e nascondersi lo stato vero delle cose.”

Elena Ferrante, “Storia di chi fugge e di chi resta”.

La saga dell’amica geniale è geniale davvero!

Come slasagaamicagenialeovente capita con ciò che è geniale, il fenomeno Ferrante Elena è ingarbugliato e dannatamente semplice, ad un tempo. Amatissimo all’estero, così come in Italia del resto, ma piuttosto snobbato, come tante delle buone cose nel bel paese. Continua a leggere La MIA amica geniale

Le piccole soddisfazioni degli incontri casuali e inconsistenti

Parigi, Gare della TGV, Aeroporto Charles de Gaulle

Ecco, sì,  ci sono i boschi; ci sono le mucche; ci sono i verdi prati morbidi e ci sono i silenzi. Ci sono le placide acque gelide, assopite e nascoste tra le brume.

Ecco, io però non ci sono,  non son di questi spazi , non appartengo a questi luoghi silenziosi, dove tutto cambia molto poco ed è segnato dall’inesorabile ritmo rassicurante delle stagioni. Nacqui, comunque, in un luogo di campagna e lo ammetto, la campagna non l’ho mai troppo amata.

Storie Ceche

Kafka era ceco?
Kafka Museum a Praga
Se fai questa domanda ad un italiano di cultura medio-alta, ti risponderà di sì ed avrà ragione, in un certo senso,  però…
La stessa domanda mi fu rivolta dalla mia insegnante di lingua e cultura ceca, anzi ci fu rivolta nel famoso corso di cui ho già ampiamente dettagliato, però così formulata: “Quali personalità della cultura ceca, conoscete?” Intendendo scrittori, musicisti e via dicendo. Le risposte furono ovviamente: Antonín Dvořák, Bedřich Smetana, Milan Kundera e, naturalmente, Franz Kafka!

Replica della professoressa: “Ma Kafka non è ceco!” E poidi fonte ai miei occhi sgranati: “Certo, è nato e vissuto a Praga ma è uno scrittore di lingua tedesca, dunque non ceca!”

Una curiosità: il padre di Franz era ebreo ma assimilato e di lingua ceca, mentre la madre era di lingua tedesca; tutt’oggi Kafka è un nome piuttosto diffuso in Boemia (nella versione ceca è Kavka e significa cornacchia, mentre Kafka è germanizzato).

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Boemia Meridionale

Siamo in Boemia Meridionale, regione della Repubblica Ceca che, a sud, si incunea tra Austria e Baviera. Si tratta di una terra a vocazione agricola, dai ritmi lenti e dai paesaggi bucolici. Non è molto conosciuta ma presenta percorsi ciclabili molto suggestivi, che si snodano tra dolci colline, verdi prati, laghi placidi, fitti boschi e piccoli villaggi dai delicati colori pastello e atmosfere di fiaba.
Nel cuore dell’Europa e fuori dal mondo!

Continua a leggere Boemia Meridionale

Cartongesso

Era da tempo che volevo parlare di Francesco Maino, del suo romanzo, Cartongesso e anche del suo Blog.  Procediamo con ordine.

Cartongesso. Il romanzo d’esordio, anche l’unico al momento, vincitore del premio Calvino 2013. Una rivelazione.
Lo lessi sull’onda della popolarità avuta in occasione di questo premio. Lo lessi per il titolo; lo lessi perché parlava del Veneto e del Nordest, in generale. E il titolo non avrebbe potuto essere più azzeccato. Lo lessi d’un fiato e fu una sorta di apnea. Faticosa e intensa. È difficile spiegarlo, questo romanzo, e per questo lo faccio solo ora, a distanza di diversi mesi. Continua a leggere Cartongesso

Canti Portoghesi

Mattine
di Saudade

La ricca città
Luccicante,
Nelle sue preziose vetrine
Di mode e cianfrusaglie fine,
Bella, distratta e pigra
Come gatti nel sole attardati
Assolata mi rincorre,
Mi divora  
Nelle fresche
Mattine di Saudade.
 
 

 Esta Cidade

Questa città
non ti somiglia
per niente,
maestosa, nascosta
struggente…
Questa città
dal respiro dolente,
distratta e sensuale,
non ti ricorda
per niente.
E il respiro
di questo mare
mi confonde,
toglie il fiato
mi porta con sé
mi affonda,
mi sente.

Lisboa

Lisboa,
Monnezza e High Speed Tech.
Baccalà e S. Vicente
Maestoso dominante
dall’Alfama.
E Antonio, Santo Patrono.
Ricchezza esibita
E sussidi reclamati
A gran voce o con lamenti
E Trasporti efficienti
Esibita decadenza
Aperitivo e jantar
Modernismo e Bairro Social
Guitarra e Fatalità
Autunno di pioggia incessante:
Eterna primavera che esplode!

Perché non muore il fuoco

Ricorreva ieri, 5 gennaio l'anniversario della morte di Tina Modotti a Città del Messico. Ripubblico il post che scrissi lo scorso anno sul vecchio blog di Lilith.

La notte del 5 gennaio 1942, a Città del Messico, in circostanze mai del tutto chiarite fino in fondo, moriva Tina Modotti, fotografa e pasionaria friulana.
In tale occasione il suo amico Pablo Neruda scrisse una poesia a lei dedicata per esprimere il dolore e lo sdegno in relazione all’attacco che la stampa aveva intrapreso sulla sua scomparsa.

L’incipit della poesia è incisa come epitaffio nella tomba di Tina, al cimitero Pantheon dos Dolores a Città del Messico, mentre la parte finale è riportata in una lapide commemorativa, nella sua casa natale a Udine, che potete vedere in questa foto.

Casa natale di Tina a Borgo Pracchiuso, Udine.
Foto qui

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Cronache Ceche #2

Delle mele e delle mucche

 
Le mucche felici. 

Sì, guarda bene, ci sono!

Deve essere proprio il mio paese ideale, questo: il paese delle mele e delle mucche. Ebbene sì proprio qui vivo, in questo bucolico angolo d’Europa, fatto di verdi colline e di silenzi. Di mucche, dunque di fieno.

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Český Krumlov

Český Krumlov è una cittadina della Boemia meridionale che si trova vicino al confine austriaco (vedi mappa); è molto conosciuta per la particolare architettura del centro storico e per il castello, oltre ad essere un centro culturale importante, che ospita festival e altri eventi.

La maggior parte dell’architettura del centro storico e della parte adiacente al castello è databile dal XIV al XVII secolo, le strutture sono in stile gotico, rinascimentale e barocco. Il nucleo del centro storico è all’interno di una ampia ansa del fiume Moldava, mentre il castello si trova dall’altra parte del fiume. Il castello di Krumlov è particolarmente grande e raffinato per una città così piccola, per dimensioni è secondo soltanto al complesso del castello di Praga.  (fonte: Wikipedia)
È un centro frequentatissimo da turisti provenienti da tutto il mondo ma è poco conosciuto dagli italiani ed è un vero peccato, perché è delizioso e davvero suggestivo!
A Český Krumlov soggiornò per un periodo, fra il 1910 e il 1911, il pittore secessionista viennese Egon Schiele, la cui madre era nata proprio a Český Krumlov, ed è presente anche una galleria a lui dedicata: l’Egon Schiele Art Centrum.
Consiglio, inoltre la visita al birrificio storico Pivovar Eggenberg e consiglio anche di mangiare al ristorante dello stesso, che ha una cucina tradizionale di qualità, pur essendo enorme e molto frequentato dai turisti.
Per ulteriori informazioni, consulta i seguenti siti: sito ufficiale del turismo a Český Krumlov ; sito ufficiale del turismo ceco.

Le foto che vedete qui di seguito, sono state scattate da me e consorte, la scorsa primavera, ossia nel 2013.

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La città di K.

Un vecchio post da Lilith, in cui racconto la singolare visita al Kafka Museum a Praga.

The City of K. è il Franz Kafka Museumil museo dedicato allo scrittore praghese

“Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te. Franz Kafka

Il Franz Kafka Museum

Mi trovavo di fronte all’ingresso del museo e stavo ammirando la statua di David Černy, irriverente scultore ceco, quando mi imbattei in un simpatico gruppo di ragazze portoghesi. Ne approfittai per far due chiacchiere con loro, per il piacere di parlare e di esercitare la lingua lusitana. Quando improvvisamente, una di loro mi chiese: “Ma chi è questo Signor Kafka e perché dovrei visitare questo museo?”
Ebbene la guardai con aria interrogativa, pensando che stesse scherzando e cercando di capire che cosa volesse dire. Lei, vedendomi così perplessa mi riformulò la domanda e dunque compresi che sì, non sapeva effettivamente chi fosse Kafka.

České Budějovice

České Budějovice, Piazza del Mercato.

Oggi vi racconto di České Budějovice, uno splendido gioiellino ai piedi della Selva Boema, che non può non incantare. Questo post appartiene alla serie ceca del vecchio blog di Lilith.

České Budějovice, in tedesco Budweis, con i suoi circa 100 mila abitanti, è la maggiore città della Boemia Meridionale. Vi darò qualche spicciola nozione storico-geografica, tanto per orientarci, dal momento che è davvero poco nota.

La Boemia occupa tre quarti del territorio della Repubblica Ceca; questa regione si suddivide in tre parti: la meridionale, la centrale e la settentrionale.  In lingua ceca non esiste la parola boemo o Boemia, di origine latina; boemo si traduce con česky, ossia ceco. Così, Boemia Meridionale si dice Jihočeský kraj, regione ceca del sud. 

Continua a leggere České Budějovice

Cronache Scorrette Portoghesi #2

Avviso ai naviganti: il presente post è  piuttosto lungo e prolisso, in perfetto stile portoghese. Vedi un po' tu, se te la senti!  Esiste una prima parte, ti interessasse, la trovi qui.

Seconda parte

Il monastero di Jeronimos, Belem, Lisbona
Permalosità e passato glorioso
Prima o poi succederà.
Se parli con un portoghese di qualsiasi età o condizione sociale o economica, non potrà non uscire l’argomento del glorioso passato, di quando Lisbona era una potenza economica e la parola magica è “Idade dos Descubrimentos”, riferendosi alla mitica età in cui la allora potenza portoghese dominava i mari e scopriva nuove terre e nuove rotte: dal Brasile alla circumnavigazione dell’Africa verso l’India. Siamo nel XV° secolo e i gloriosi nomi sono quelli di Magalhães (Magellano),  Vasco da Gama (da e non de…) e via descobrendoContinua a leggere Cronache Scorrette Portoghesi #2

Permesso di Soggiorno

Non pensavo che ne avrei scritto. O forse, volevo farlo ma poi non ho trovato le parole giuste e poi chissà, forse non ci ho pensato più. Un capitolo chiuso e altri da aprire, altre cose da fare e a cui pensare.
Poi, in questi giorni, sentendo la notizia dei profughi numerati in Repubblica Ceca, mi son tornate alla mente quelle immagini e, soprattutto, quel freddo, gelido mattino nel Commissariato di Polizia. Ufficio Stranieri.
La notizia dei profughi marchiati col pennarello indelebile, pur facendomi rabbrividire, non mi ha meravigliato più di tanto. Continua a leggere Permesso di Soggiorno

Mariza, Fado e Dintorni

Ho già dedicato un post alla musica di Mariza. Vi propongo, da youtube, la registrazione di un memorabile concerto di Mariza a Lisbona, che si tenne nel 2006 a Belem.

Eccovi poi una playlist da Spotify, che ben rappresenta la vasta produzione della fadista, la quale ha reinterpretato alcuni dei grandi successi di Amália Rodrigues. In Portogallo, Mariza è considerata da molti la degna erede di Amália.

Su Spotify  Best of Mariza

Curiosità

La Filanda, una delle canzoni più famose interpretate da Milva, altro non è che la versione italiana di una canzone portoghese, di Alberto Janes, originariamente interpretata da Amália.
Stessa storia, ma non stesso successo italiano, per la canzone La Casa in Via del Campo, interpretata dalla stessa Amália in italiano e quindi da Franco Simone. La canzone è anche in questo caso scritta da Alberto Janes, che la compose per Amália negli anni 60: il titolo originale “Vou dar de beber à dor .

P.S:

Posto anche la canzone che in assoluto preferisco di Mariza: si chiama chiama Montras, l’autore è Pedro Campos. Qui il testo.

Buon ascolto!

Cronache Scorrette Portoghesi #1

“è così difficile prendersi cura di un fiume
quando esso scorre dentro di noi”,
Alfama, Lisbona.

Chiudiamo la serie di post portoghesi con le cronache scorrette portoghesi che pubblicai sul blog Psiche&Dintorni. Dopo aver parlato di Lisbona, del Portogallo e della straordinaria cultura lusitana, riporterò ancora di cose portoghesi, mettendo però in luce vari i aspetti irritanti e  fastidiosi che ho incontrato, vivendoci, e che probabilmente sfuggono ai turisti di passaggio.
Ecco a voi, dunque, un Post politicamente scorretto sulla mia esperienza portoghese! Continua a leggere Cronache Scorrette Portoghesi #1

Porto

Ripubblico con piacere il post sulla città di Porto, apparso nel vecchio blog di Lilith: parlerò della città mai espugnata e dei mangiatori di trippa!
Oggi vi parlerò di Porto, la vivace città nel nord del Portogallo, a capital do norte, è un importante polo industriale e tecnologico, ma anche un’antica e affascinante città, con pregevoli aspetti culturali e artistici. Conosciuta anche col nome di Oporto, perché in portoghese si dice quasi sempre con l’articolo determinativo (un po’ come L’Aquila o La Spezia), dunque O Porto poi diventa all’orecchio straniero Oporto. Oramai comunque questa dizione è pressoché caduta in italiano, mentre permane in inglese. Il nome del Portogallo deriva proprio da questa città antichissima, che fu fondata dai romani e deve il suo nome al fatto di essere un porto naturale protetto, alla foce del fiume Douro: il nome antico della città, Portus Cale, passò poi a designare l’intero distretto e quindi l’intero Portogallo.
È dunque la più antica capitale del Portogallo e orgogliosamente mai espugnata e mai conquistata dai Mori che per lungo tempo, dal IX sec., si stabilirono al di sotto del fiume Mondego, nei pressi di Coimbra, confine tra Europa cristiana a nord e Musulmana a sud, nella penisola iberica. Essa si avvale orgogliosamente dell’appellativo di città invincibile, Cidade Invicta, in quanto non sarebbe mai stata espugnata, nemmeno da Napoleone!

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Madredeus

Se dici Madredeus ad un lisboeta, sicuramente penserà ad un quartiere della città, non proprio centrale, che prende il nome dal convento che ivi si trova e che attualmente ospita il Museo Nazionale dell’Azulejo.
In Italia, invece, la mente corre subito ad un gruppo musicale, famosissimo negli anni novanta, grazie alla colonna sonora che realizzò per il  film di Wim Wenders,  Lisbon Stories.

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Guccini, mon amour!

loriano-guccini
Loriano e Francesco

Era giugno. Era una giornata particolarmente tersa e ventosa e il vento gelido rendeva l’aria pungente. Molto strano in quella stagione. Ma Lisbona, si sa, è capricciosa, ha un clima particolare, in balìa dei venti atlantici. Era giugno, dunque, e faceva quasi freddo. La luce abbacinante, come solo a Lisbona.

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Niagara Falls

Ontario, Canada, estate 2009.

Non ho mai parlato della mia, sia pur breve, permanenza canadese.
In questi giorni sto leggendo Manituana di Wu Ming 2, un romanzo sull’indipendenza americana che consiglio vivamente, per lo sguardo diverso che contiene. In questi giorni, dicevo, ho ripensato a quei luoghi, tra Stati Uniti e Canada e mi son chiesta perché non ho mai pensato di scrivere su quest’esperienza, nemmeno un misero post. In effetti è un paese estremamente affascinante e piuttosto lontano. Continua a leggere Niagara Falls

Non un romanzo erotico?

Racconto oggi di Silvia, di un colore, l'azzurro, di un blog il suo (di Silvia ma anche del colore) e di un romanzo che non è un romanzo erotico ma un ebook davvero accattivante. Ma andiamo per ordine.

Come incontrai Silvia? Mi imbattei in lei per puro caso in un blog che parlava di expat in Austria. All’epoca mi ero appena trasferita in Repubblica Ceca e pensavo che la vicinanza geografica col paese austriaco definisse anche una sorta di vicinanza culturale o spirituale o, che ne so, una qualsivoglia vicinanza. Niente di più sbagliato.
Ad ogni modo, incontrai questo post che trovai delizioso e divertente: raccontava un’esperienza di una improvvisata e improbabile insegnante di italiano. Mi ci sono subito riconosciuta e ho ammirato l’onestà intellettuale e lo stile ironico e tagliente di chi scriveva.
Quindi iniziai a seguire il blog di Silvia, azzurropillin e da lì a poco capii come mai scrivesse così bene: trattasi di una scrittrice!
Adoro soprattutto il suo stile schietto, immediato, a tratti caustico a tratti intimo, un po’ nevrotico e contorto e uno sguardo fuori dal coro.

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Sant’Antonio da Padova ma di Lisbona

Iconografia classica di S. Antonio
Si celebra oggi, 13 giugno, Sant'Antonio da Padova, uno dei santi più conosciuti nel mondo. Ripubblico volentieri questo post che scrissi qualche anno fa sul blog Psiche&Dintorni.

Oggi parlerò delle celebrazioni di S Antonio, chiamato semplicemente “Il Santo” dai suoi devoti ma non solo. Sono in qualche modo affezionata a questo Santo, essendo legata alle due città, Padova e Lisbona, che se ne contendono l’appartenenza.  Si tratta di un Santo che viaggiò molto ma che ebbe come città del cuore Lisbona in quanto natale, e Padova in quanto scelta per viverci e anche in un certo senso per morirci: morì infatti alle porte di Padova mentre rientrava da un viaggio, perché era proprio a Padova che desiderava morire!
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Giugno

Il 10 giugno è la Festa del Portogallo e coincide con l'anniversario della morte del suo più importante poeta, Luís Vaz de Camões.

Giugno è da sempre il mio mese preferito.

Un mese estivo a tutti gli effetti ma in cui il caldo ancora non si fa opprimente.
Grano maturo baciato dai papaveri e da brezze marine; siepi di gelsomino, da togliere il fiato.
Non è il mese delle vacanze ma il mese infantile della fine della scuola, che ho sempre vissuto con eccitazione e un po’ di malinconia. Perché io, a scuola, mi sono sempre divertita.

Ma è soprattutto in Giugno che mi manca Lisbona. Continua a leggere Giugno

Caparica, un pescoso ricordo

Questo post arriva direttamente dal vecchio blog di Lilith ed è datato 2013. 
Ve lo ripropongo perché racconta di un luogo che mi è molto caro e che mi manca molto.

Conosci la Costa di Caparica?

La Costa di Caparica  si trova in Portogallo, non distante da Lisbona, precisamente nel margine sud del Tago, lungo la costa che si estende verso meridione. Si tratta di una costa composta da lunghe spiagge sabbiose, dorate e ancora piuttosto selvagge,  meta di un turismo per lo più locale oppure molto alternativo. La parte iniziale ha alle sue spalle una città decisamente bruttina, Almada, mentre poco più a sud si fa sempre più selvaggia, essendo anche area protetta, per terminare infine in una meravigliosa laguna, la rinomata riserva naturale della Lagoa de Albufeira. Consiglio il trenino estivo che corre ai bordi della spiaggia, per una decina di chilometri e si ferma nei vari stabilimenti, composti da una casetta di legno o poco più. Continua a leggere Caparica, un pescoso ricordo

Una Doppia Alienazione

“Il posto ideale per vivere è quello dove è più naturale vivere come stranieri.” (Italo Calvino)

Alienazione da Rientro

La condizione di ex-expat è davvero strana.
Ne avevo letto, me ne avevano parlato ma in qualche modo credevo di esserne immune, totalmente felice per il rientro al suol natio.
In realtà questa condizione ti porta a vivere in uno strano limbo, vediamo se riesco a rendere l’idea. Continua a leggere Una Doppia Alienazione

La notte di Lisbona

La notizia della ripubblicazione de “La notte di Lisbona” da parte dell’ Editore Neri Pozza, mi ha davvero resa felice!

Certo che Erich Maria Remarque, scrittore tedesco, conosciuto soprattutto per l’ autobiografico “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, nella sua vita ha dovuto affrontare due tragedie epocali: prima la grande guerra, combattendo al fronte appunto, e quindi la dittatura nazista che lo vide perseguitato e fuggitivo.

Lessi quasi casualmente questo romanzo, che fino alla sua ripubblicazione in italiano recentissima per Neri Pozza, era assolutamente introvabile. Lo lessi dunque in portoghese su consiglio del mio libraio di fiducia a Lisbona, João, proprietario della libreria Fabula Urbis. Continua a leggere La notte di Lisbona

Largo delle Necessità

Ancora una recensione: ma come? Io che non amo parlare di libri, soprattutto perché non ne sono capace! 
Questo di cui parlo è un romanzo breve o racconto lungo di Paola D'Agostino, Largo delle Necessità, che amo particolarmente e che lessi mentre mi stavo trasferendo dalla capitale portoghese. Un libro che mi ha fatto incrociare persone molto belle come Paola, João e Carmo. 
Ho quindi il piacere di riproporlo, lo scrissi nel 2012 su Psiche&Dintorni.

Ma c’è qualcosa qui, una strana alchimia che mescola il passato col futuro prossimo, che intreccia le facciate dei palazzi antichi, ceramica e azzurro intessuti nel disegno a specchi dei grattacieli, costruiti l’altro ieri, con il treno super-veloce che attraversa il ponte in due secondi, mentre più in là, a due bracciate, un altro ponte cade di usura.”(pag.15)

Largo delle Necessità di Paola D’Agostino.

Siamo a Lisbona, quattro personaggi, quattro stagioni. Protagonista: la città e la ricerca di identità, incessante.

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Una precisazione o forse due

Me ne sono accorta ma non era premeditata questa valanga di post lusitani. Come ho già altrove specificato è l’effetto saudade…
Che poi, questo blog, nella sua versione primitiva, nacque nella primavera di due anni fa quando ancora vivevo in Boemia e di fatto non potendo comunicare quasi con nessuno, sentivo l’urgenza di farlo e soprattutto di farlo nella mia lingua. Ne scaturirono una serie di scritti ispirati alle mie avventure e  disavventure in terre boeme. Continua a leggere Una precisazione o forse due

Passou Por Mim e Sorriu

“Sou a mariposa bela e airosa,
que pinta o mundo de cor de rosa,
eu sou um delírio do amor.
Sei que a chuva é grossa, que entope a fossa,
que o amor é curto e deixa mossa,
mas quero voar, por favor!”

Passou por mim e sorriu
Deolinda

Il miglior libro del mondo!

Per il lancio del suo ultimo libro “O Irmão Alemão”, Chico Buarque, noto musicista brasiliano ma anche apprezzato scrittore, ha realizzato questo video, con la lettura di un brano che ci illustra il protagonista, Ciccio mentre ricorda la sua infanzia e il rapporto col padre. Quest’ultimo, ossessionato dall’idea di scrivere “il miglior libro del mondo”, era un fervente studioso e la sua passione per i libri lo aveva spinto a mettere insieme la seconda più grande biblioteca privata di São Paulo.

Ripropongo questo video e questa lettura, per chi capisce un po’ il portoghese, perché rende bene il sapiente gioco tra le due lingue, quella brasiliana e quella italiana, idioma della mamma di Ciccio che ogni tanto fa capolino nel testo, producendo un effetto davvero grazioso! E poi, l’aneddoto raccontato è molto simpatico!  Continua a leggere Il miglior libro del mondo!

IN CULO AL MONDO

“Eravamo dei pesci, siamo dei pesci, siamo sempre stati dei pesci in equilibrio in uno spartiacque alla ricerca di un impossibile compromesso tra l’inconformismo e la rassegnazione, nati sotto il segno della Gioventù Salarazista, e del suo stupido e veemente patriottismo da paccottiglia, alimentati culturalmente dalla rete ferroviaria delle regioni portoghesi, dai fiumi delle colonie e dal sistema orografico del nord del Portogallo, spiati dai mille occhi feroci della polizia politica, condannati al consumo di giornali che la censura riduceva a lodi malinconiche con l’odore di sacrestia provinciale del regime, e alla fine scagliati nella violenza della guerra, al suono marce bellicose e dei discorsi eroici di coloro che restavano a Lisbona, combattendo, combattendo coraggiosamente contro il comunismo nelle riunioni parrocchiali, mente noi, i pesci, morivamo in culo al mondo, uno dopo l’altro, si toccava un filo steso per terra, una mina scoppiava e ci spezzava in due, zac!, (…)”

António Lobo Antunes, “In Culo al mondo” (pp. 90, 91).
Universale Economica Feltrinelli

Noinculon so scrivere di libri. Non ne ho la competenza né forse, la licenza. Non ho molta simpatia per le recensioni che spesso trovo molto noiose, verbose e piuttosto inutili. A volte, però, scrivo di libri, quando ne sento la necessità e cercando sempre di limitare la mia naturale e spontanea logorrea. Non sempre ci riesco, comunque. Continua a leggere IN CULO AL MONDO

Ripresa?

Consultando le statistiche, con molto stupore e non minore piacere, noto che questo blog ha una sua vitalità,  indipendente da me, che non vi scrivo da oltre un anno!
Questo mi riempie di gioia e mi fa venire voglia di riprendere a scrivere su questo diario virtuale.
Pertanto a presto e arrivederci su queste pagine…

E grazie soprattutto a voi che passate di qua!

BUON ANNO!

Le cose che non facciamo

Le cose che non facciamo di Andrés Neuman

C’è chi dice che la letteratura ha un valore in sé, indipendentemente dall’autore che la produce, che ha un vissuto, se non una vita propria, e un’autonoma e che non si può giudicare la letteratura partendo dall’autore. Probabilmente codesti letterati hanno ragione. Io però amo vedere la scrittura in relazione a chi la produce: è una sorta di deformazione forse… Un gioco che mi piace molto: esilarante e arricchente.

Oggi parlo di Andres Neuman e delle cose non facciamo,  il suo ultimo lavoro, edito da Sur,una raccolta di racconti che ha presentato recentemente nella splendida libreria Zabarella.

Me ne ero già un po’ invaghita così a prima vista di Andrés, per la sua naturale dote counicativa e per la vena ironica che sempre mette in ciò che dice e poi Andres è anche un bell’uomo o, a me pare così… Ma poi, dopo che ha letto questo racconto, nella sua lingua s’intende, posso dirmi  totalmente andata , definitivamente cotta. Che ve ne pare?

LA FELICITÀ

Mi chiamo Marcos. Ho sempre voluto essere Cristobal.
E non intendo dire che voglio chiamarmi Cristobal. Lui è mio amico; stavo per dire il migliore, e dirò invece che è l’unico.
Gabriela è mia moglie. Mi ama molto e va a letto con Cristobal.
Lui è intelligente, sicuro di sé e un agile ballerino. Sa perfino montare a cavallo. Padroneggia la grammatica latina. Cucina per le donne. Poi se le pappa. Io direi che Gabriela è il suo piatto preferito.
Qualche sprovveduto potrebbe pensare che mia moglie mi tradisca: niente di più falso. Ho sempre voluto essere Cristobal, ma nel frattempo non sto con le mani in mano. Mi esercito a non essere Marcos. Prendo lezioni di ballo e ripasso i miei manuali universitari. So bene che mia moglie mi adora. Ed è tale la sua adorazione, che la poverina va a letto con lui, con l’uomo che vorrei essere. Tra i pettorali sviluppati di Cristobal, la mia Gabriela mi aspetta a braccia aperte.
Una simile pazienza mi riempie di gioia. Spero solo che il mio zelo sia all’altezza delle sue speranze e che un giorno non lontano arrivi il nostro momento. Quel momento d’amore indissolubile che lei ha tanto preparato, ingannando Cristobal, adattandosi al suo corpo, al suo carattere e ai suoi gusti, per sentirsi il più possibile felice e a suo agio quando io sarò come lui e lo lasceremo solo.