Me ne sono accorta ma non era premeditata questa valanga di post lusitani. Come ho già altrove specificato è l’effetto saudade…
Che poi, questo blog, nella sua versione primitiva, nacque nella primavera di due anni fa quando ancora vivevo in Boemia e di fatto non potendo comunicare quasi con nessuno, sentivo l’urgenza di farlo e soprattutto di farlo nella mia lingua. Ne scaturirono una serie di scritti ispirati alle mie avventure e  disavventure in terre boeme.

Pubblico di seguito uno scritto, tanto per rendere l’idea, che già apparve in storie di Lilith, lo scorso anno; mentre ripubblicherò anche i post cechi ossia le storie e le cronache ceche. Inoltre, ripescando indietro, credo che pubblicherò anche le cronache scorrette portoghesi,  non dal blog di Lilith ma da Psiche&Dintorni.

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InstaCollage Sud Boemia

I sentieri contorti della saudade,
o della nostalgia, forse?

Ebbene sì, lo ammetto,
immaginavo che potesse anche accadere,
sebbene non ci credessi troppo.
Ebbene sì, è successo… Cosa?
Nostalgia.
No, non propriamente saudade del Portogallo o della Lusitania.
No,  non è nemmeno la classica  nostalgia di casa.

Trattasi di nostalgia della Boema,
di quell’angolo di Boemia che ho attraversato e che ho in qualche modo potuto conoscere.
Immagini in ordine sparso mi si accavallano nella memoria così, senza preavviso.
Odori, sapori e soprattutto quella particolare atmosfera pungente di un tono frizzante di verde.
È silenzio e una lieve brezza quasi ferma, irreale.
Campi distesi e coltivati ordinatamente.
Ritmi fuori dal tempo che scorre altrove, sempre.
Un clima che sa di primavera anche d’estate;
una frescura che a tratti ti fa rabbrividire.
Odore di legno e fumo aromatizzato,
che esce dai camini, al crepuscolo,
in silenziosi e dimenticati villaggi,
attraversati da strade curve.
Il freddo umido di silenziose acque.
Questo mi manca e un cielo sempre in movimento.

Il primo attacco di nostalgia per Lisbona fu molto più violento.

Non ricordo esattamente quando avvenne. Mi ero da poco trasferita, in un turbinio di cose da fare in fretta e corse per organizzare il tutto e non mi ero fermata per giorni e anche notti, veramente.

Qualche giorno dopo la partenza, non ricordo precisamente quando, mi capitò tra capo e collo l’immagine dell’ufficio postale, dove ero solita andare nel mio quartiere a Lisbona.

La consapevolezza che mai più sarei andata all’odiatissimo ufficio postale a Loja de CTT, dos correios da Graça, mi si impiantò nel cervello, e nello stomaco, nel bel mezzo di normalissime e banalissime occupazioni quotidiane. E fu un colpo tremendo: un dolore fisico che mi strinse in una morsa di angoscia e mi piegò.

Dovete sapere che tale ufficio postale, a due passi da dove abitavo, credo si trovi in uno dei più brutti angoli della città, almeno nel centro storico. Il  quartiere in sé  non è  brutto, è proprio quell’angolo ad essere veramente orrendo, fatiscente, degradato. Dunque il mio stupore fu immenso. Perché proprio quell’immagine strampalata? E ricordo che stetti male, e piansi a lungo: mi venivano in mente immagini non belle ma dolorosissime che sapevano di perdita e di rimpianto… quel piccolo e bruttissimo pezzo di città non mi apparteneva più, non faceva parte più della mia vita. Mai più.

Post originale: I sentieri contorti della saudade

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