La notizia della ripubblicazione de “La notte di Lisbona” da parte dell’ Editore Neri Pozza, mi ha davvero resa felice!

Certo che Erich Maria Remarque, scrittore tedesco, conosciuto soprattutto per l’ autobiografico “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, nella sua vita ha dovuto affrontare due tragedie epocali: prima la grande guerra, combattendo al fronte appunto, e quindi la dittatura nazista che lo vide perseguitato e fuggitivo.

Lessi quasi casualmente questo romanzo, che fino alla sua ripubblicazione in italiano recentissima per Neri Pozza, era assolutamente introvabile. Lo lessi dunque in portoghese su consiglio del mio libraio di fiducia a Lisbona, João, proprietario della libreria Fabula Urbis.

Una storia dolorosissima e avventurosa, molto coinvolgente. A tratti incredibile, al punto che dopo aver finito il romanzo, mi documentai sulla vita dell’autore e ne colsi in effetti, parecchi spunti autobiografici. Nonostante il titolo, Lisbona non è protagonista ma fa da sfondo e punto di snodo ad una vicenda, che è una fuga dall’Europa martoriata dalla guerra e dal nazifascismo. Fuga verso l’America, terra promessa, miraggio di speranza e di rinascita.

Il pretesto narrativo è davvero singolare e non vorrò qui svelarlo. Consiglio davvero la lettura di questo libro che anche io potrò gustarmi di nuovo, in questo caso nella mia lingua, grazie alla traduzione originale di Ervino Pocar, risalente alla edizione del 1965 di Mondadori. Quello che davvero mi colpì in questa storia è la narrazione della vita nella Germania nazista di quest’uomo, che in realtà non aveva nessun motivo oggettivo per essere perseguitato e che era tra l’altro cognato di un pezzo grosso della Gestapo. Ma questo signore aveva una singolare caratteristica: senza essere un eroe, un idealista o tanto meno una persona impegnata politicamente, era semplicemente uno che pensava con la propria testa. Qualcosa d’inaudito e inconcepibile in quel momento! Non era nemmeno ebreo e fu fatto oggetto di persecuzioni perché forse un suo avo poteva avere un cognome che probabilmente era di origine ebraica.

Un romanzo che a mio avviso merita davvero la lettura e tanto più al giorno d’oggi. In un tempio di fughe di massa da terre martoriate e massacrate. In un tempo in cui avere una linea di pensiero indipendente, non allineata e non prona al servilismo verso il potere, se non garantisce di certo la persecuzione, certamente però rende la vita un po’ più difficile.

Nota: questa, così come come le altre recensioni che appaiono in questo blog, sono frutto di una libera scelta personale e non sono sponsorizzate da editori o venditori di libri.

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