“Il posto ideale per vivere è quello dove è più naturale vivere come stranieri.” (Italo Calvino)

Alienazione da Rientro

La condizione di ex-expat è davvero strana.
Ne avevo letto, me ne avevano parlato ma in qualche modo credevo di esserne immune, totalmente felice per il rientro al suol natio.
In realtà questa condizione ti porta a vivere in uno strano limbo, vediamo se riesco a rendere l’idea.

La prima fase del rientro è una sorta di luna di miele e ti godi la privilegiata condizione di capire tutto quello che ti succede attorno: dalle battute su Fantozzi, ai riferimenti al Risorgimento. Ti mancano quasi sempre i recenti vincitori di san scemo, così come non sei efferatissimo sull’ultimo Talent in voga, ma tant’è.

Sai però che i carbonari non sono solo i lavoratori del carbone; così come i massoni non sono solo i muratori. Dici felicemente e con cognizione di causa: “che quarantotto!”; esclami: per Bacco! e per Giove!, con pagana giovialità. Capisci l’espressione: “grasso che cola” ma prova a spiegarla ad un portoghese, io non ci sono riuscita! E sai che i portoghesi pagano sempre il biglietto ma ti guardi bene dal dirlo in giro. Insomma, ti godi questo stato di beatitudine!

La prima fase passa sempre per l’euforia culinaria, fatta di orge di cibi, all’estero assolutamente introvabili e quando trovati, di pessima qualità. Tipo, andiamo per ordine sparso: i biscotti del mulino bianco; le gocciole al cioccolato pavesi; la mortadella fresca e profumata nella michetta fragrante; il broccolo che sa di broccolo e non di plastica; il pomodoro che ha sapore anche senza condimento; la pizza in tutte le salse e varianti; la pasta che non passa all’istante dallo stato crudo allo stato colloso-appiccicoso; il gelato come dio comanda che, checché se ne dica, solo in Italia…; la soppressa rigorosamente con aglio… e via ingrassando.

Dunque, passata anche l’euforia per avere vicini i tuoi cari, parenti e amici.

Infine, rallegrandoti felicemente per un clima non troppo pessimo, ecco che ahimè inizia la fase di adattamento-assuefazione.

Amici e parenti iniziano a darti per scontato: non sei più tanto interessante in quanto uno che se ne è andato e lentamente non ci si vede più e ci ignora, come una volta.

Cercando lavoro, ti accorgi che devi più o meno ricominciare daccapo e poco importa generalmente se sai le lingue o se hai esperienze internazionali. Anzi la cosa alle volte non è apprezzata affatto.

Devi metterti a dieta perché se continui così...

Infine, non riesci più a tollerare il modo di fare italiota e soprattutto l’indifferenza dei tuoi connazionali verso la più becera mancanza di rispetto, l’assenza totale del senso delle regola, qualsiasi essa sia. Non tolleri che si dia per scontato e immutabile il clientelismo spudorato e la evidente mancanza di un minimo di giustizia. Non parliamo poi della meritocrazia: assente o non pervenuta! Non sopporti più il ridicolo provincialismo da baraccone.

Scrivo queste righe perché mi trovo a condividere spesso queste impressioni con coloro che rientrano in Italia, temporaneamente o meno, dopo un periodo passato all’estero, non da turisti però, ché non vale.
Come a dire: guardate che le cose possono funzionare anche meglio e non è scontato, non è obbligatorio che debba essere sempre e solo così! Immutabile, scontato e degradato e degradante.

Qualcosa di analogo mi capitava quando tentavo di spiegare come funzionano le cose in Italia ad uno straniero: mancavano proprio le categorie mentali per capire. Inoltre, facevo delle figure da mentecatta! Quindi ci rinunciai…

Niente, è così: una doppia alienazione. Non si scappa!

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