Iconografia classica di S. Antonio
Si celebra oggi, 13 giugno, Sant'Antonio da Padova, uno dei santi più conosciuti nel mondo. Ripubblico volentieri questo post che scrissi qualche anno fa sul blog Psiche&Dintorni.

Oggi parlerò delle celebrazioni di S Antonio, chiamato semplicemente “Il Santo” dai suoi devoti ma non solo. Sono in qualche modo affezionata a questo Santo, essendo legata alle due città, Padova e Lisbona, che se ne contendono l’appartenenza.  Si tratta di un Santo che viaggiò molto ma che ebbe come città del cuore Lisbona in quanto natale, e Padova in quanto scelta per viverci e anche in un certo senso per morirci: morì infatti alle porte di Padova mentre rientrava da un viaggio, perché era proprio a Padova che desiderava morire!

Perché Sant’Antonio? Vivendo a Lisbona è impossibile ignorarlo, soprattutto di questi tempi: tutta la città è coinvolta nelle “festas populares” festeggiamenti per il Patrono del Portogallo, non della capitale che è S. Vicente, che culmineranno nella notte tra il 12 e il 13 con le sfilate, “marchas populares” , dei vari quartieri (bairros) della città e la mattina del 13 con i “Matrimoni di Sant’Antonio”, celebrati nella cattedrale (Sé), dal vescovo.
Perché, sì, strano a dirsi per noi italiani, il Santo Antonio portoghese è il santo “casamentario” ossia colui che protegge e propizia l’amore coniugale!
Tanto che un rito di queste feste è il regalino della piantina di “manjerico” una specie di basilico con dentro bigliettini recanti frasi d’amore rivolti alla persona amata. Un rito da cui nessuno si sogna di esimersi! Insomma, una festa gioiosa tra canti e balli e gran bevute nonché l’imperdibile sardina grigliata da consumarsi rigorosamente per strada e dentro il pane!
Se penso all’austerità, alla serietà, alla spiritualità e all’ascetismo che contraddistinguono le celebrazioni del Santo a Padova, mi chiedo ma si tratta dello stesso santo? Ebbene sì, è proprio lo stesso.
Le “Marchas Populares” a Lisbona
I “Manjericos”

Mi sono interrogata su questo strano fenomeno: che si tratti di due facce della stessa medaglia? Ossia sacro e profano, o meglio, il sacro delle celebrazioni popolari della vita ?

Subendone l’innegabile fascino, mi sono poi interessata alla biografia di questo singolare e popolare Santo che da quasi un millennio è in pole position come celebrità.
Sant’Antonio di Padova, per i portoghesi Santo António de Lisboa, al secolo Fernando Martim de Bulhões e Taveira Azevedo (Lisbona, 15 agosto 1195 – Padova, 13 giugno 1231), di nobili natali,  fu un dotto ed erudito monaco agostiniano a Coimbra dal 1210 e poi dal 1220, diventò frate francescano. Viaggiò molto, vivendo prima in Portogallo quindi in Italia ed in Francia.
Sbarcò per caso in Italia, precisamente in Sicilia, in seguito ad un naufragio mentre era diretto alle terre sante.
Dotato di grande umiltà ma anche di grande sapienza e cultura, per le sue valenti doti di predicatore, mostrate per la prima volta a Forlì nel 1222 (tanto che inizialmente era noto come Antonio da Forlì) fu incaricato dell’insegnamento della teologia e inviato per questo dallo stesso San Francesco a  contrastare la diffusione dell’eresia catara in Francia e in italia settentrionale. Fu quindi trasferito a Bologna e quindi a Padova. Morì all’età di 36 anni.
È notoriamente e popolarmente considerato un grande santo, anche perché di lui si narrano grandi prodigi miracolosi, sin dai primissimi tempi dalla sua morte e fino ai nostri giorni. Tali eventi prodigiosi furono di tale intensità e natura che facilitarono la sua rapida canonizzazione, inferiore ad un anno (è il Santo canonizzato più rapidamente nella storia della Chiesa) e la diffusione mondiale della sua devozione, che lo rendono il santo più venerato al mondo.
Altarino votivo al Santo durante le Feste. Alfama, Lisbona.

Ciò che mi ha molto colpito è la scissione, per usare un termine tecnico, tra la sua grande sapienza e dottrina, di monaco agostiniano, e se provate a leggere i suoi scritti noterete la complessità del pensiero non accessibile a tutti, da un lato; mentre dall’altro la sua capacità di muovere le folle, di essere un carismatico comunicatore e di essere talmente popolare che la gente accorreva ad ascoltarlo da ogni dove, quando diventò predicatore francescano, al punto che dovette essere accompagnato dai guardaspalle, che lo difendesse dall’assalto della folla!

Si narra addirittura che quando il Santo morì alle porte di Padova vi fu una sorta di guerra tra i popolani della campagna padovana per accaparrarsi le spoglie miracolose e non fu impresa facile per la curia dirimere la questione, decidendo che il Santo doveva stare a Padova e non fuori. Antonio infatti era morto appena fuori dalle mura di Padova, in un convento che si trova in località Arcella.
Interessante è infine considerare che tra i tanti miracoli attribuiti a Sant’Antonio, vi è quello della ubiquità, ossia la capacità di stare in due luoghi nello stesso tempo. Non poteva che essere così: tra sacro e profano, tra terra e cielo. Forse è questa è la forza e il carisma che il Santo continua ad esercitare tra la gente. E forse così possiamo in parte leggere la scissione tra il protettore dell’amore terreno e il santo e asceta dottore della chiesa.
Basilica del Santo a Padova.
Non posso infine non citare il film “La lingua del Santo”, che reputo un film geniale, del regista padovano prematuramente scomparso, Carlo Mazzacurati. Il film narra la vicenda tutta umana e terrena dei protagonisti, degli emarginati, sullo sfondo si staglia una città opulenta, devota al suo Santo, tra immaginario popolare e capacità di muovere le folle.  Liberamente ispirato ad una fatto realmente accaduto.
Fonte per la biografia di S. Antonio: Wikipedia
Post originale qui
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