« Tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili… »

(Dino Campana, lettera dell’11 aprile 1930 a Bino Binazzi, spedita dal manicomio di Castelpulci)

18 Marzo 1918.

In una scena essenziale, nuda, si articola questo viaggio mentale di Dino Campana, genio incompreso del suo tempo, personaggio tormentato ed errante.
Il  filo conduttore della scena e di tutta la sua rabbia, è lo smarrimento del suo manoscritto, Il più lungo giorno, unica copia esistente. Una vicenda dolorosa quanto assurda, in qualche modo emblematica del tormento errante della sua vita. I manoscritti saranno ritrovati quasi casualmente nel 1971, esattamente dove Dino, internato per pazzia e sottoposto a vari elettrochoc, affermava dovessero trovarsi, cioè dimenticati da colui al quale li aveva affidati.
Protagonista la follia, lo smarrimento, la parola, l’amore per Sibilla. La poesia di Dino Campana.
Una piece teatrale minimale, intensa, poetica, evocativa e delirante. Non priva di smarrimento e estraniazione.
Ringrazio la Prometeo Produzioni per aver reso disponibile quest’opera su Youtube.
 
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