Come anticipato nel post precedente, eccovi una selezione che purtroppo è molto ridotta, di alcuni dei miei brani preferiti del gruppo portoghese dei Madredeus.
La scelta non è stata semplice, vista la spropositata produzione del gruppo lusitano.

Partiamo dalla fine, cioè dalle ultime produzioni del gruppo così come lo conosciamo, in realtà andiamo ad una decina d’anni fa, nel 2005 e troviamo l’ultimo lavoro che vede alla voce dei Madredeus ancora Tereza Salgueiro, con questo brano molto semplice ma delizioso ed efficace, dal titolo: Adoro Liboa.

“E quem não adora?”

Con un balzo indietro di diversi anni vi porto a questa canzone “O Paraíso”, che ho scelto per il testo, che trovate qui in originale e tradotto, maldestramente, da me. Un testo di una profonda semplicità evocativa, altamente simbolico e immaginativo. Tratto da un album del 1998, Oporto.

O Paraíso

Subi a escada de papelão
Imaginada
Invocação
Não leva a nada
Não leva não
É só uma escada de papelão
Há outra entrada no Paraíso
Mais apertada
Mais sim senhor
Foi inventada
Por um anão
E está guardada
Por um dragão.
Eu só conheço
Esse caminho
Do Paraíso

Il Paradiso
Salii una scala
di cartone
Immaginata
Invocazione.
Non porta a nulla
Non porta, no.
È solo una scala di cartone
C’è un’altra entrata in Paradiso
Più stretta
Molto di più!
È stata inventata
Da un nano
Ed è custodita
Da un dragone.
Solo io conosco
Questa strada
Del paradiso.
Ma in assoluto la canzone che amo di più di questo gruppo è “Ao Longe o Mar“, un autentico inno alla saudade, che evoca il mare stesso, con l’idea di partenza e il desiderio del ritorno. Posto qui sotto il testo e il video originale, che trovo estremamente portoghese: raffinato e malinconico.
Il testo ha un messaggio di speranza e di aspettativa positiva, tratto che differenzia la saudade vera è propria, dalla malinconia. L’ho tradotto proprio per questo: lo trovo meraviglioso e toccante.

Ao longe o mar

Porto calmo de abrigo
De um futuro maior
Inda não está perdido
No presente temor

Não faz muito sentido
Já não esperar o melhor
Vem da névoa saindo
A promessa anterior

Quando avistei
Ao longe o mar
Ali fiquei
Parada a olhar

Sim, eu canto a vontade
Canto o teu despertar
E abraçando a saudade
Canto o tempo a passar

Quando avistei
Ao longe o mar
Ali fiquei
Parada a olhar

Quando avistei
Ao longe o mar
Sem querer deixei-me
Ali ficar.

Lontano, il mare
Il rifugio protetto
di un futuro migliore,
non è ancora perduto
nel timore dell’oggi.
Non ha molto senso
non aspettarsi di meglio
dalla nebbia sta uscendo
l’antica promessa.
Quando da lontano
vidi il mare, rimasi lì
ferma a guardare.
Sì, canto con agio,
canto il tuo risveglio
e abbracciando la saudade
canto il passare del tempo.
Quando da lontano
vidi il mare, rimasi lì
ferma a guardare.
Quando da lontano
vidi il mare, senza volerlo,
mi permisi di rimanere lì.

Questo invece è un intenso brano, dedicato al 25 aprile portoghese, che segnò la fine dei settant’anni della dittatura salazarista. Fu colonna sonora del film dedicato alla rivoluzione dei garofani, Capitani di Aprile (Capitães de Abril), diretto da Maria de Medeiros.

Questo brano, A vaca do fogo, risale ai tempi de Os dias de MadreDeus , lo trovo bellissimo: ha un testo altamente simbolico,  assolutamente esoterico.

Infine, vi rimando a due playlist che ho trovato su youtube, che sono due CD completi: O Espírito Da Paz, un doppio CD del 1994 e  il primo lavoro in assoluto: Os Dias da MadreDeus.

Per chi è avvezzo all’uso di Spotify, linko una mia personale piccola playlist del gruppo, considerato che, in questo caso, l’ascolto è legale e rispetta i diritti sacrosanti degli autori.

Vi abbraccio tutti e tutte con questa musica celestiale.

Buon ascolto!

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