“è così difficile prendersi cura di un fiume
quando esso scorre dentro di noi”,
Alfama, Lisbona.

Chiudiamo la serie di post portoghesi con le cronache scorrette portoghesi che pubblicai sul blog Psiche&Dintorni. Dopo aver parlato di Lisbona, del Portogallo e della straordinaria cultura lusitana, riporterò ancora di cose portoghesi, mettendo però in luce vari i aspetti irritanti e  fastidiosi che ho incontrato, vivendoci, e che probabilmente sfuggono ai turisti di passaggio.
Ecco a voi, dunque, un Post politicamente scorretto sulla mia esperienza portoghese!

Ho vissuto per tre anni e mezzo a Lisbona, dove mi ero trasferita nel 2009 insieme a mio marito, il quale aveva ottenuto un incarico presso l’Università Statale della capitale portoghese. Nell’ottobre del 2012 abbiamo fatto armi e bagagli e siamo partiti da Lisbona per altri lidi più a nord e lo abbiamo fatto con immensa tristezza, visto che Lisbona, si sa, è una città stupenda che ti entra nel cuore, nell’anima e ti prende con la Saudade, che non ti abbandonerà mai  nel corso di tutta la vita! Un po’ è andata così, un po’ è vero che negli ultimi tempi ero molto insofferente verso alcuni aspetti della vita in Portogallo che vengo a raccontarvi.

I miei amici e conoscenti italiani, gli stranieri e i lisboeti, tutti innamorati inevitabilmente della città, non fanno che decantare le sue bellezze, la sua poesia, la sua trasandata mondanità artistica. Certo, parlano anche delle sue incongruenze, delle pecche inevitabili che trovi, ma lo fanno sempre con occhio benevolo e innamorato.
Effettivamente non si può negare che questa città ha un sottile fascino, che ammalia. Ma insomma, nessuno che ne parli male? Be’ lo farò io, attraverso queste righe scorrette.

Perché scorrette? Perché si tratta di valutazioni e impressioni parziali, personali, nonché estemporanee e prive di sistematicità: dunque, per nulla obiettive!

Iniziamo subito dai portoghesi o più precisamente dagli abitanti di Lisbona, i lisboeti appunto, ma solo perché li conosco un po’ meglio e che, badate bene, fanno a rima coi poeti!
Popolo stupendo, forse lievemente incline alla malinconia, che loro definiscono liricamente Saudade, ma pur sempre un popolo gentile, affabile, dolce, poetico e decisamente civile e rispettoso.
Basta che non si tratti di immondizia!

Lixo,  ovvero la spazzatura

Ho sempre ammirato gli operatori ecologici della città: tutta la notte si fanno un mazzo tanto per ripulire centro storico e periferia dalle porcherie che i loro concittadini lasciano distrattamente e allegramente in giro: non ce n’è uno che metta l’immondizia al posto giusto! Ho  visto scene di persone giovani, non vecchietti badate bene, mettere con garbo e delicatezza i sacchetti della spazzatura ACCANTO e NON dentro gli appositi contenitori, per altro spesso vuoti! E mi son chiesta il perché, senza comunque darmi una adeguata risposta. La mia giovane “professora” di portoghese mi raccontava come per una certa pigrizia della popolazione, la raccolta differenziata stentasse a decollare, nonostante le campagne divulgative e lo sforzo enorme delle amministrazioni locali, in tal senso.  Mistero o semplice indolenza?
C’è poi un’usanza molto diffusa, che consiste nell’ammassare in specifici angoli dei quartieri popolari i rifiuti più ingombranti, con risultati che potete immaginare. Un paio di volte alla settimana passano gli addetti al lixo differenziato, appunto, e tirano su tutto, ma non sarebbe di loro competenza, perché dovrebbero ripulire solo le  isole ecologiche. Li ammiravo e li ringraziavo
per liberare il quartiere da tutta quella schifezza!
Il  correlato positivo di questo costume,  è che si tratta di un modo per riciclare: forse non molto fine ma abbastanza efficace e debbo ammettere che pure io me ne sono servita per liberami di cose ingombranti e in buono stato e che sono sparite nel giro di pochi minuti, recuperate da chi ne aveva bisogno o voleva rivenderle alla Feira da Ladra (mercato delle pulci locale)! Il problemi è che la gente molla là di tutto!
Inoltre, notavo come il costume di rovistare nelle immondizie è piuttosto diffuso e non solo tra persone in evidente stato di indigenza e la cosa mi ha sempre un po’ sorpreso… Reminiscenze di ataviche miserie?

Il miglior amico dell’uomo e della calçada.

La Calçada Portuguesa

Sempre in linea con questo argomento, è l’annosa questione delle deiezioni canine, insomma, la cacca dei cani che imbratta i marciapiedi  della capitale portoghese! Ed è un vero
peccato, perché i marciapiedi di Lisbona sono tutti rigorosamente in “piso portoghese”(o calçada portuguesa) una specie di selciato, simile ai nostri sampietrini ma molto molto
più scivoloso, bello e spesso decorato con disegni geometrici; purtroppo, però, spesso costellato dalle deiezioni canine.

I portoghesi sono amanti dei cani ed è facile vederli a spasso per la città con uno, due o anche tre amici a quattro zampe. Lasciamo stare che spesso non sono al guinzaglio, provocando alcuni problemini, ma questa è un’altra storia. Dunque, il correlato di tanto amore canino è che non puoi andare in giro guardandoti attorno ma devi tenere lo sguardo rigorosamente fisso a terra, facendo una sorta di slalom tra le varie deiezioni lasciate dai cari amici a quattro a zampe! Sia ben chiaro, non ce l’ho col cane che, poverino, dovrà pur farla da qualche parte, ma bensì col suo simpatico proprietario che non si pone la minima questione su dove il cagnolino espleti le sue necessità.: insomma basta che non la faccia in casa! Questo non è vero per tutti i quartieri, credo, né forse per tutti i proprietari,
spero, ma vi sono alcune zone ove è un incubo camminare!
E non deve essere una moda antica, questa, perché varie volte ho incrociato signore di una certa età imprecando contro la inciviltà dei loro vicini o moradores (abitanti) del quartiere, dopo essersi imbattute in questi spiacevoli ricordini.
Esempio di marciapiede incriminato.

Infine, un paio di curiosità. La prima è che tempo addietro passava per i marciapiedi, due o tre volte alla settimana, un addetto con uno scooter ipermoderno e dotato di un potente aspiratore, che risucchiava tutte le schifezze presenti a terra. Il signore in questione aveva tutta la mia simpatia e solidarietà, per fare un lavoro per nulla piacevole ma di estrema utilità sociale oltre che igienica.
Questi addetti alle pulizie del marciapiede non si vedono più, probabilmente vittime della politica di tagli e di austerità e i marciapiedi continuano ad essere sempre più lerci!

La seconda è che un giorno, mentre bevevo un caffè nel baretto sotto casa,  vidi esposto un cartello predisposto dal comune, che recitava più o meno così: “La strada non è il gabinetto del tuo cane, per favore pulisci le deiezioni del tuo cane. La comunità ringrazia!”.
A presto,  con il seguito delle cronache scorrette portoghesi.
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