Avviso ai naviganti: il presente post è  piuttosto lungo e prolisso, in perfetto stile portoghese. Vedi un po' tu, se te la senti!  Esiste una prima parte, ti interessasse, la trovi qui.

Seconda parte

Il monastero di Jeronimos, Belem, Lisbona
Permalosità e passato glorioso
Prima o poi succederà.
Se parli con un portoghese di qualsiasi età o condizione sociale o economica, non potrà non uscire l’argomento del glorioso passato, di quando Lisbona era una potenza economica e la parola magica è “Idade dos Descubrimentos”, riferendosi alla mitica età in cui la allora potenza portoghese dominava i mari e scopriva nuove terre e nuove rotte: dal Brasile alla circumnavigazione dell’Africa verso l’India. Siamo nel XV° secolo e i gloriosi nomi sono quelli di Magalhães (Magellano),  Vasco da Gama (da e non de…) e via descobrendo
A nulla vale che tu dica due nomi a caso come Cristoforo Colombo o Amerigo Vespucci, dei quali per altro in Italia non frega un accidente quasi a nessuno! No, vanno avanti con la loro idea del passato glorioso che è un vero proprio cliché, una sorta di marca culturale cui nessuno sfugge! Che poi, se vogliamo essere pignoli, alcuni tra questi navigatori lavorarono e furono foraggiati dalla corona spagnola (proprio come il nostro Colombo) ma non glielo ricordare, mi raccomando: potresti slatentizzare antichi odi e reazioni incontrollate anche nel di solito mite, portoghese!
Statua di Fernando de Magalhães (Magellano), Lisbona

Correlata a questo aspetto è una esagerata permalosità, ossia si offendono particolarmente facile su questioni di orgoglio nazionale, che però non definirei nazionalistico, no, è proprio questione di identità e appartenenza molto forte, piuttosto monolitica e di cui vanno molto fieri, se vogliamo, a ragione. E io in un certo senso li invidio per questo, venendo da un posto dove l’identità al massimo della sua estensione, è regionale, in tutte le regioni dell’Italia, intendo! Nessuno si asterrà dal porti la domanda: qual è lo stato più antico d’Europa? Beh, la risposta prova a indovinare quale sarà…

Un mio amico portoghese che era un po’ il mio mediatore culturale, vista la sua raffinata consapevolezza della cultura portoghese e dei costumi e usi locali, parlava di una sorta di reazione megalomania ad un senso di inferiorità culturale, soprattutto verso il gigante che sta loro a fianco: la Spagna!
Tralascio di parlare del non celato odio verso i cugini iberici, sentimento assolutamente ricambiato, ché oramai lo conoscono anche i sassi!

E che dire del rapporto col Brasile?

Sarebbe interessante approfondire l’argomento ma dovrei scrivere un trattato e non credo di averne né le competenze, né il tempo. Sulla base di quanto mi è dato d’intendere, mi limito a dire che il rapporto coi cugini d’oltreoceano è di amore-odio: da paese colonizzato a potenza emergente, il regno della samba potrebbe essere definito la copia in negativo fotografico del Portogallo.

Il denominatore comune è la lingua, la stessa ma diversissima, e forse la saudade che sta in qualche modo alle radici del cultura lusitana:  cultura della partenza, del distacco e della nostalgia. Ma il Brasile è un gigante multietnico emergente, tropicale, danzante ed espansivo, se vogliamo violento e contraddittorio: è questo e molto altro ancora. Il Portogallo un piccolo paese antico dalla cultura omogenea e conservatrice, in posizione defilata e marginale, nascosto e introverso ma ricchissimo di tesori nascosti, tutti da scoprire. Certo, i portoghesi  lievemente invidiosi lo sono, nei confronti dei parenti allegri e danzanti d’oltreoceano, forse per la loro esplosiva vitalità ma ne sono anche molto affascinati e innamorati.
Mi piacerebbe aggiungere qualcosa relativamente alla fissa, tutta portoghese, sulla grammatica e sull’ortografia (accenti e lineette incluse) e dello strenuo difendere la loro lingua dall’influenza, a loro modo di veder, nefandissima, del portoghese brasiliano, ma sarebbe un altro post e comunque fa parte del capitolo: orgoglio nazionale e rapporto con la ex colonia. Qui però troverai interessanti e divertenti aneddoti al riguardo.

Altre annose questioni

Talvolta anche i Tram fanno la fila!

Mi ero annotata di affrontare altre annose questioni,  tra cui le code infinite alle poste, la sanità per i miei standard scandalosa (qui parlo anche come ex operatore sanitario!), i ritardi a tutti gli uffici, le carte che si perdono per strada e documenti che spariscono: in sintesi, se risiedi in Portogallo dovrai armarti di santa pazienza e fare spesso tanti giri a vuoto tra uffici e code, spesso infinite e anche che durano più di un giorno (nel senso che oggi prendi il biglietto e domani, se hai fortuna, sarà il tuo turno!)

Però, dopo un periodo passato in Italia, recentemente, e vedendo come si sia deteriorato il livello dei servizi al cittadino, sanità compresa, ho pensato bene di sorvolare sulle questioni.
Inoltre, dopo aver sperimentato la burocrazia ceca (Kafka non era forse di Praga?), ebbene non potrò più parlare male di quella portoghese e nemmeno di quella italiota!
Infine, trafitta dal senso di colpa, volevo parlare anche delle cose che sanno fare bene i portoghesi: il fatto è che sono tante. In poche, pochissime, parole direi che tutto ciò che è creativo, originale, musicale, poetico, autentico e possibilmente sentimentale e venato di lirica malinconia… Insomma, in genere gli riesce proprio bene ! Un po’ come agli italiani, forse,che però spesso sono anche maleducati e arroganti, se la tirano e pure sono  un po’ stronzi, perdonate il tecnicismo!

Aggiornamenti

A due anni e oltre dall’aver scritto questo post, vi sono alcune note e pensieri che vorrei condividere.
QUESTIONE DESCUBRIMENTOS: forse non lo sai ma Colombo (Cristoforo) era in realtà portoghese! E l’America l’avrebbe in realtà scoperta mica il Vespucci, bensì Cabral, che arrivò nel 1500 in Brasile e si rese conto di non stare nelle Indie. Ma all’epoca gli italiani avevano sempre l’esclusiva, in quanto protetti dai Papi, si sa.
Non è proprio questa la tesi, però vi si avvicina molto ed è sostenuta nel thriller storico Codice 632: una specie di Codice da Vinci in salsa lusitana, opera dello scrittore emergente José Rodrigues dos Santos. Un romanzo che molto deve alla Storia dell’assedio di Lisbona di José Saramago, anche se siamo in un altro pianeta, decisamente.
Per capire il popolo e la cultura  portoghese, consiglio di leggere proprio Saramago: un autore geniale e inviso al potere, in Portogallo. Per me è stata una chiave di lettura eccezionale! Anche Lobo Antunes non scherza e ho avuto modo di parlarne anche qui. La differenza tra i due? Ve ne sono molte ma direi che il primo se n’è andato a vivere in Spagna, auto-esiliato; il secondo è depresso, in patria.
Infine, vi aggiorno su questo: avevamo quasi tutti i soldi nella banca portoghese BES, che è fallita un paio d’anni fa. Dopo che ce ne siamo andati, li abbiamo spostati ed è stata una grande fortuna! Diciamo pure: una gran botta di culo!
In Italia non se ne sa molto ma di fatto i molti correntisti di quella banca che poi è diventata Novo Banco, forse non vedranno più i loro risparmi, e comunque stanno lottando duramente per questo. In effetti in Italia la notizia non ha avuto molto rilievo. Purtroppo, nemmeno in Portogallo. Qui ne parla il bravo Marcello Sacco, giornalista e traduttore, esperto di Portogallo.
Annunci