Novembre, pioggerellina fina, persistente, insistente.
Umidità che permeava la casa dai muri spessi e dai corridoi lunghi. In giardino, un giardino interno, terrazzato e un po’ sberciato, i gatti, un limone e un albero di maracujà, il frutto della passione. Correva l’anno 2009. 

Libri di fotografi meravigliosi e antichi. Ai muri riproduzioni per lo più di Salgado e stampe cinesi, originali senza dubbio, in carta di riso presumibilmente. Le canne di bambù anche quelle non mancavano.

Tanti libri in francese e in portoghese, che non capivo, essendo da un mese in città. Ma quelli fotografici non aveano troppi segreti e si potevano sfogliare e leggere, in tutta tranquillità. E la musica: fado, fado e ancora fado a me per lo più, fino ad allora sconosciuto.

Fino al 31 ottobre c’era stato il sole e si poteva andare a fare lunghe passeggiate al mare, che qui è oceano ventoso. Il primo novembre aveva iniziato a piovere e non aveva smesso più.

Questo fu il mio primo mese a Lisbona, quando la pioggia mi prese in contropiede, togliendo subito di mezzo l’idea che qui fosse sempre estate o giù di lì.

Mi ritrovai quasi sola a non capire quasi nulla e forse l’unico mezzo di comunicazione era attraverso quell’appartamento, pieno zeppo di cose molto belle, di libri, di stampe, di fotografia, di musica. Non è che stavo sempre in casa, sia chiaro: visitavo la città e cercavo di imparare la lingua e quotidiana era la mia puntatina alla pastelaria sotto casa, a insaccarmi di Pastéis de Nata. Imparai poco e mi ingrassai molto.

Quell’appartamento però mi affascinava e mi incantava: cercavo di capire e di carpire qualche informazione dei proprietari ma era chiaro solo che uno dei due era cinese e l’altra era una fotografa. Colti sicuramente e originali, molto.

Questo fu il mio imprinting con la città. E di quest’idea del lisboeta colto, svagato e un po’ gattaro non mi sono mai più disfatta, liberata. E questa lente filtra un po’ ogni mia interpretazione, ogni visione, ogni lettura anche di molto successiva. Anche conoscendo finalmente la lingua.

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