Delle mele e delle mucche

 
Le mucche felici. 

Sì, guarda bene, ci sono!

Deve essere proprio il mio paese ideale, questo: il paese delle mele e delle mucche. Ebbene sì proprio qui vivo, in questo bucolico angolo d’Europa, fatto di verdi colline e di silenzi. Di mucche, dunque di fieno.

Andiamo con ordine, a parte il raffreddore da fieno che mi perseguita, soprattutto in primavera, ma da queste parti pure d’estate, sarà perché piove molto, debbo dire che ho una mortale allergia alle mele, a quanto pare correlata a quella del fieno. In realtà è correlato all’allergia alle betulle e qui ve ne sono moltissime.
Mortale è il termine adatto, non una esagerazione. I sintomi infatti sono molto forti e pericolosi (sindrome orale allergica). Non posso assaggiare le mele che in questa stagione spuntano un po’ovunque, non posso mangiarle soprattutto crude. E nemmeno il succo che fanno qua, che è veramente buono ma probabilmente è spremuto a freddo.  Beh sì l’ho assaggiato, rischiando la vita.

Altro discorso per il latte, che recentemente ho scoperto di mal tollerare. Qui il latte è esagerato: più denso e saporito, più latte direi, e mi fa decisamente più male. Ahimè!

E delle carpe

Non solo mucche ma anche carpe!

Tanto per aggiungere carne al fuoco, anzi pesce, un tipico piatto è la carpa: ne vanno matti ed è il piatto natalizio in Boemia e del sud e del nord. Mi dicono che a noi, nati al di qua delle Alpi, in genere la carpa non piace: debbo dire che non ho avuto modo, o coraggio, di assaggiarla. Ma lo
farò, visto che per compiacere alla mia prof. di Ceco, mi sono iscritta a una “tre giorni full immersion di lingua e cultura ceca” che comprende pure il cibo e non potrò scampare alla carpa fritta. Se sopravvivrò, non tanto alla carpa quanto al resto, ve lo racconterò com’è. Ve lo racconterò certo, ma dico subito che solo l’idea del corso intensivo mi scatena già una crisi d’ansia. Aggiungo solo che la prof.di ceco è la moglie del capo di mio marito e che ci tengono da morire e che a lezione spesso mi pare di essere piombata indietro di mille di anni: sono al liceo mi interrogano in latino e non mi ricordo un accidente. Uguale!

Tornado al cibo, poi anche la trota va alla grande ma quella si può mangiare ed è in genere molto buona.
Anche la carne, la cucinano bene ed è pure di buona qualità, per quanto poi io ne capisca. Però ogni tanto vi arriva sul piatto uno gnocco, il famoso Knedliky (parente del Knödel, per intenderci)  magari ripieno di marmellata, come contorno ad un arrosto; oppure  pan tostato immerso in budino alla vaniglia, non come dessert, che già farebbe schifo, sempre come contorno: insomma una fantasia un tantino perversa, direi!

Per non parlare della pasta, che ora qua va di gran moda: come la cucinano è disgustosa anche a vedersi e nemmeno mio marito che ingurgita di tutto, riesce a mangiarla. Naturalmente ben scotta, inglobata nei loro piatti e servita come contorno.

Knedliky (foto presa qui)

Una regola fondamentale e anche banale direi: mai mangiare pasta all’estero, potreste non sopravvivere! A meno che non andiate in un ristorante italiano di quelli super, che io però in genere non frequento, di quelli decisamente fuori budget.  Tu  mi chiederai perché la mangio? Alle volte mi tocca o mi capita di mangiare fuori (tra l’altro costa poco) e non sempre è chiaro, per questioni linguistiche, che cosa ordini: così ne vediamo delle belle e altre volte delle stupende! Ma sto imparando a difendermi…

Forse sono un po’ purista, fissata? Sì certo, ma credete è una questione di sopravvivenza … Ahhh  qua ci prendono in giro, dicendo che siamo schizzinosi e non ci va mai bene niente!
Solo perché non riusciamo a mangiare uova e bacon a colazione e non solo…
Che paese l’Italia!! Bello, sì, ma non ho trovato nemmeno una
salsiccia per colazione in tutta Roma!”
Pavel, collega di Max.
E con questa chiudo, vi saluto e bacio!
Parlerò ancora di cultura culinaria ovvero della differenza tra mangiare e nutrirsi e tra bere e ingurgitare liquido alcolico al fine di perdere i sensi!
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