“Ma solo per scoprire, nei decenni a venire, che mi ero sbagliata, che si trattava di una catena con anelli sempre più grandi: il rione rimandava alla città, la città all’Italia, l’Italia all’Europa, l’Europa a tutto il pianeta. E oggi la vedo così: non è il rione a essere malato, non è Napoli, è il globo terrestre, è l’universo, o gli universi. E l’abilità consiste nel nascondere e nascondersi lo stato vero delle cose.”

Elena Ferrante, “Storia di chi fugge e di chi resta”.

La saga dell’amica geniale è geniale davvero!

Come slasagaamicagenialeovente capita con ciò che è geniale, il fenomeno Ferrante Elena è ingarbugliato e dannatamente semplice, ad un tempo. Amatissimo all’estero, così come in Italia del resto, ma piuttosto snobbato, come tante delle buone cose nel bel paese.

A me, chi sia veramente codesta Elena Ferrante, non importa poi molto, basta che continui a scrivere così come ha fatto sinora. Ciò che scrive la soverchia, basta e avanza a colmare il vuoto lasciato dal suo fantasma. Parla sufficientemente di per sé. E poi rispetto molto questa sua scelta di privatezza, nel senso di privarsi della esposizione mediatica, che di fatto l’ha esposta esponenzialmente, molto di più. Qualcuno dice maliziosamente: mossa furba e calcolata. Chissà, che fa rima con perplessità.
La saga la trovo godibilissima e geniale, ripeto. E non credo abbia bisogno di mosse furbe o calcolate di questo tipo. Avvinghia il lettore e lo trascina con sé, per gli oltre sessant’anni della storia italiana, che le vicende delle due protagoniste attraversano. Una storia vista da un punto di vista molto particolare ma non parziale, affatto. Con una continua oscillazione tra particolare e generale, tra privato e pubblico.

Le due protagoniste, Lila ed Elena, sono complementari, opposte e indispensabili l’una all’altra. Rappresentano due modi di stare al mondo: l’una il lato oscuro dell’altra. Questo gioco di rispecchiamenti e d’identità tutta al femminile, mi ha molto coinvolta. E dire che si tratta di quasi 2000 pagine, per la precisione 1728. Certo, non tutte ugualmente avvincenti, non tutte dello stesso livello ma sfido chiunque a iniziare il primo romanzo e vediamo se riuscirà a sottrarsi alla fascinazione che la storia produce.

“Io scrissi in pochi giorni una storia che per anni, auspicando e temendo che la stesse scrivendo Lila, avevo finito per immaginare in ogni dettaglio. Lo feci perché tutto ciò che veniva da lei, o che io le attribuivo, mi sembrava, fin da bambine, più significativo, più promettente di ciò che veniva da me.”

Elena Ferrante, “Storia della bambina perduta”.

Non parlerò di certo della trama, né dei numerosi personaggi, oltre alle già citate due protagoniste. Né farò la domanda che sorge quasi da subito: Ma chi è davvero l’amica geniale?
Dirò solo che la trovo una storia declinata essenzialmente al femminile e questo l’ho apprezzato molto. Gli uomini, i personaggi maschili, non ne escono troppo bene e contribuiscono a tratteggiare un paese per lo più maschilista, violento e misogino.

“Questo distratto inseminare dei maschi, storditi dal piacere. Ci fecondano sopraffatti dal loro orgasmo. Si affacciano dentro di noi e si ritraggono lasciandoci, celato nella carne, il loro fantasma come un oggetto smarrito.”

Elena Ferrante, “Storia di chi fugge e di chi resta”.

È una saga non so se familiare, di certo corale, gruppale, e attraversa intensamente, con dolore e con passione la storia del nostro paese dal dopoguerra ai nostri giorni. Si passa attraverso le mutazioni sociali e antropologiche della nostra Italia, quella che ci appartiene, nel bene e nel male.

È impossibile non correre con la memoria alle proprie esperienze o narrazioni di alcuni fatti importanti, epocali, evocati. Le stragi, i terremoti, i fatti che hanno puntellato la nostra esperienza o narrazione quotidiana.
Io l’ho trovato di una potenza incredibile in relazione alla scrittura della propria identità e personale e collettiva. Spesso la memoria correva ad evocare fatti personali, ad esempio nell’anno tale o in relazione all’avvenimento altro. Mi sono ritrovata immersa nell’anno 1988, quando presi la maturità, esattamente come la figlia maggiore della protagonista. E quell’anno era straordinariamente presente, vivo!
La saga, ha avuto un successo strepitoso all’estero. Misteri delle scritture o misteri dei capolavori?

“Ci sono momenti in cui ciò che si colloca ai lati della nostra vita e che pare le farà da sfondo in eterno – un impero, un partito politico, una fede, un monumento, ma anche semplicemente le persone che fanno parte della nostra quotidianità – viene giù in modo del tutto inaspettato, e proprio mentre mille altre cose c’incalzano.”

Elena Ferrante, “Storia della bambina perduta”.

La voce narrante a mio avviso pecca un po’ in intellettualismo e il tratto dominante è quello narcisistico ma solare, realizzato. Il suo alter ego le fa da splendido contraltare, nei tratti diretti e autentici ma lo è anche per essere l’altra faccia del narcisismo quello più oscuro, quello soffocato, imploso. Fallito e dunque potenzialmente venefico, violento.

Assai intrigante è l’immersione nel mondo del rione con la densa e fitta rete di relazioni amicali, familistiche che sono legami che sostengono e che soffocano, contemporaneamente. E un po’ la relazione tra le due protagoniste si inscrive in questa ambivalenza. Insomma, leggetelo e poi ne riparliamo!
Ecco, sì, però non parlatemi di romanzetti, non sia per le loro dimensioni!

“Io, per mestiere, devo incollare un fatto a un altro con le parole, e alla fine tutto deve sembrare coerente anche se non lo è». «Ma se la coerenza non c’è, perché fingere?». «Per mettere ordine».”

Elena Ferrante, “Storia della bambina perduta”.

Di seguito trovate i quattro romanzi della saga, pubblicati dalle edizioni e/o:

Annunci