attualità, eventualmente varie

Forse chiedo troppo

Forse chiedo troppo…
Eccola lì la solita! Direte, già lo sento.

Ma vorrei, ingenuamente, un mondo dove per strada ci si saluta e non si teme di essere ammazzati, violentati.
Dove ci si saluta, ci si vede, ci si riconosce, a volte. Un mondo di relazioni, belle, brutte… facili, difficili. Ma relazioni, per diamine!
Dove ci si parla dal vivo, ci si parla sul serio. E ci si ascolta, a volte.
Un mondo che non è in cerca perenne di pupazzetti disanimati e allucinati.
Dove il verde è il colore predominante, non il grigio.
Dove non ci sposta necessariamente in auto.
Un mondo un po’ più difficile e faticoso, forse.
Dove la droga non sia l’unica ricreazione possibile.
Dove il tempo è per te, per l’altro e non è denaro, giammai!
Dove il tempo ti appartiene e non t’è usurpato.
Un tempo che è tempo di vita, un tempo da vivere.
Quindi, forse dovrei andare in una Comune sull’Appennino…
E perché le Comuni non sono mai sulle Alpi ma sempre sugli Appennini?
È forse questa la domanda?
Una domanda inutile. Perché la Comune è sempre utopia e Utopia è il paese che non c’è.E mi dicono che la vita è azzardo, un gioco rischiosissimo.Sarà un gioco a perdere?
È forse questa, dunque, la domanda?
Una domanda senza risposta.
Una domanda non utile ma nemmeno inutile.

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6 pensieri riguardo “Forse chiedo troppo”

  1. Per quanto mi riguarda sto cercando di accettare ogni cosa, di questo orrendo e magnifico mondo, anche se non sempre è facile. Sarei dell’idea che la vita umana, come esperienza da fare su questo pianeta, debba per forza sottostare al gioco spietato (ma necessario) degli opposti, dove spesso capita che sia l’odio a prevalere sull’amore, il disinteresse a prevalere sull’altruismo, la guerra a prevalere sulla pace, e così via… Per fortuna che ogni tanto accade anche il contrario. E noi tutti, senza esclusioni e agevolazioni di sorta, facciamo parte di questo raffinatissimo gioco, che probabilmente serve per spingerci a metterci alla prova, per farci misurare con noi stessi e con gli atri, per portarci a maturare determinate prese di coscienza… Per capire il bene bisogna, necessariamente, passare attraverso il male che si coltiva dentro di sé, oppure confrontarsi con quello che ci arriva dagli altri. Altrimenti sarebbe impossibile, senza il male dato o ricevuto, fare anche l’esperienza del bene, capire la necessità del bene. E la stessa cosa vale per tutti gli altri opposti. Certamente siamo ancora lontani dalla possibilità di vivere in un mondo giusto, sereno ed equilibrato, visto che l’Uomo non ha ancora imparato a gestire con equilibrio il gioco degli opposti, malgrado i ripetuti sbagli e le rovinose cadute. Non credo però che la vita sia un gioco a perdere perché qualcosa si impara sempre, anche se in ritardo, anche se a piccoli passi, anche se cadendo e ricadendo più volte. Anche se poi finisse tutto qui e non dovesse esserci altro. Anche in quest’ultimo caso varrebbe comunque la pena viverlo, questo orrendo e magnifico mondo.

    1. Grazie, Alessandra, per questo commento molto prezioso. Sì, anche se fosse a perdere direi anche io che sarebbe un gioco che vale la pena di giocare! Un abbraccio, M.

  2. È molto bello quello che scrivi, ma io credo che anche le anime più sensibili si siano arrese: al più criticano, ma costruiscono poco. Forse si dovrebbe ricominciare a dare disinteressatamente, alla fine la società siamo noi, non è un ente a sé stante.

  3. Carissima Monica non sei l’unica a porti di queste domande. Non sono inutili, ma sono domande a cui non c’è risposta. La vita è lunatica a volte bella e altre volte brutta. Chi crede in un entità superiore e avvantaggiato. Altri invece corrono insieme al gruppo ma non sanno sempre dove vogliono andare…anzi a volte vorrebbero cambiare direzione! Spero di incontrarti presto senza correre! un abbraccio Anna

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