I Jeans di Bruce Springsteen

jeansbruceOggi parlo di Silvia Pareschi e de Jeans di Bruce Springsteen e altri sogni americani”, il suo bellissimo libro di racconti, d’esordio.

Silvia la conobbi quasi per caso, attraverso il suo strepitoso blog  Nine Hours of Separation. Scoprii poi che si trattava di una apprezzata traduttrice: “una delle più note e apprezzate traduttrici dall’inglese.” Così recita la quarta di copertina. Infine la conobbi anche in quanto scrittrice.

Beh ovviamente sarò obbiettivatissima, scientifica direi, nel valutare il suo libro di racconti, uscito la primavera scorsa, per la Giunti, nella collana Scrittori Giunti. Libro che ha avuto anche un certo, meritatissimo, successo e che molto ha fatto parlare di sé.

Come lettrice del suo blog, ho avuto, in qualche modo, il privilegio di seguire da lontano, da molto lontano, la gestazione e la nascita di questo gioiellino. Silvia è una persona vulcanica, coltissima ma anche di una simpatia travolgente e di una schiettezza che trovo disarmanti. Ed ha un senso ironico irresistibile, che a tratti rasenta il comico ed il grottesco.

Insomma Silvia è divertente e mai scontata. Così come lo è anche questa raccolta di racconti che ci narrano un’America inedita, una America mitica ma vista attraverso uno sguardo originale e a tratti sorprendente. Perché, certo, avevo ovviamente delle aspettative molto elevate su questo raccontare ma debbo ammettere che sono state ampiamente soverchiate dallo stupore, provato nella lettura.

I racconti di questi sogni americani sono una decina e spaziano da storie che parlano di Puma e parchi immensi e selvaggi ad altre che parlano di palazzi del porno, passando poi alle declinazioni delle religioni nella East e nella West Coast, a Katrina, per giungere ovviamente ai Jeans del Boss.

Un viaggio attraverso gli States, nei suoi miti, più o meno conosciuti, un viaggio nel tempo e nello spazio. Uno spazio anche mentale che fa tutta la differenza. E la differenza è proprio questa: una lettura veloce e agile, divertente ma per nulla scontata o banale, una lettura che sa anche far pensare, magari accompagnandosi con le note del Boss, il grande Bruce di Born to Run.

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Cartongesso

Era da tempo che volevo parlare di Francesco Maino, del suo romanzo, Cartongesso e anche del suo Blog.  Procediamo con ordine.

Cartongesso. Il romanzo d’esordio, anche l’unico al momento, vincitore del premio Calvino 2013. Una rivelazione.
Lo lessi sull’onda della popolarità avuta in occasione di questo premio. Lo lessi per il titolo; lo lessi perché parlava del Veneto e del Nordest, in generale. E il titolo non avrebbe potuto essere più azzeccato. Lo lessi d’un fiato e fu una sorta di apnea. Faticosa e intensa. È difficile spiegarlo, questo romanzo, e per questo lo faccio solo ora, a distanza di diversi mesi. Continua a leggere Cartongesso

Non un romanzo erotico?

Racconto oggi di Silvia, di un colore, l'azzurro, di un blog il suo (di Silvia ma anche del colore) e di un romanzo che non è un romanzo erotico ma un ebook davvero accattivante. Ma andiamo per ordine.

Come incontrai Silvia? Mi imbattei in lei per puro caso in un blog che parlava di expat in Austria. All’epoca mi ero appena trasferita in Repubblica Ceca e pensavo che la vicinanza geografica col paese austriaco definisse anche una sorta di vicinanza culturale o spirituale o, che ne so, una qualsivoglia vicinanza. Niente di più sbagliato.
Ad ogni modo, incontrai questo post che trovai delizioso e divertente: raccontava un’esperienza di una improvvisata e improbabile insegnante di italiano. Mi ci sono subito riconosciuta e ho ammirato l’onestà intellettuale e lo stile ironico e tagliente di chi scriveva.
Quindi iniziai a seguire il blog di Silvia, azzurropillin e da lì a poco capii come mai scrivesse così bene: trattasi di una scrittrice!
Adoro soprattutto il suo stile schietto, immediato, a tratti caustico a tratti intimo, un po’ nevrotico e contorto e uno sguardo fuori dal coro.

Continua a leggere Non un romanzo erotico?

La fidanzata di Pasolini

Questa storia è davvero incredibile e non posso non condividerla. Grazie a Carmelo Albanese.
Consiglio anche la lettura dei commenti: una storia che esce dalle pagine e dallo schermo e che continua…

Carmelo Albanese

Chi vive a Roma e ha la mia età, quarantacinque anni, probabilmente se la ricorda. Vestiva sempre di nero. Accartocciata su se stessa, passava ore a preparare rose da vendere nei ristoranti. Perennemente seduta in questa sua attività sulle scale del Pantheon o a Campo de’ fiori. Sembrava ultracentenaria, ma in realtà non doveva avere più di settantacinque anni, portati malissimo. Piccolina, con una leggera gobba. Più che una malformazione fisica sembrava un’attitudine del corpo. Sempre china sulle rose. Mai una parola. Solo quel gesto di porgerti un fiore, per avere mille lire in cambio.

Una sera dell’estate 1990, ad agosto, quando Roma racconta alcune delle sue verità più profonde a chi ha voglia di starle ad ascoltare, in uno dei miei tanti vagabondare alla ricerca di stupori di cui non ero e non sono mai sazio, mi sedetti vicino a lei. La incrociavo spesso e mi incuriosiva. Dopo un po’…

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