Addio Boemia!

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Praga e la Moldava.

La prima volta che arrivai a Praga fu lo scorso anno, il giorno 11 novembre del 2012. Era la mia prima volta in assoluto in Repubblica Ceca. Era un pomeriggio piovoso e freddo. Giunsi all’aeroporto e insieme a mio marito che mi stava aspettando, prendemmo l’autobus e poi la metro per raggiungere Anděl (pronuncia Andiel), per poi proseguire verso la Boemia Meridionale.
E questo fu il mio impatto con Praga: Anděl, una stazione della metro, degli autobus e dei tram, non molto distante dal centro. La stazione metro ha due uscite, una verso il centro, l’altra verso gli autobus. Tanto la prima è molto bella, situata a due passi da un moderno centro commerciale, zona turistica e commerciale; quanto la seconda è una stazione anonima, grigia e squallida. Quest’ultima è frequentata soprattutto da studenti e lavoratori locali ed è davvero tetra. Questo fu sostanzialmente il mio impatto con la città e non fu esattamente una folgorazione: ricordo soprattutto l’aria fredda e lo squallore tipico, intriso in molti luoghi post real-socialisti.

Ecco, questa parte della città non credo venga vista da coloro che vanno a Praga per visitarla o per turismo ma è un aspetto che fa parte della città, l’altra faccia, quella in ombra, quella che rimane per lo più invisibile. Mi ricorda tutti gli aspetti che un turista non vede quando si reca in un luogo, qualunque esso sia.
Ad ogni modo, Anděl  mi sembra una metafora molto potente: da un lato le meraviglie architettoniche, la bella gente che parla diverse lingue, la vita e la bellezza della città; dall’altro: squallore, desolazione e freddo. Questo, almeno, fu quello che al tempo sentii.
Vorrei in qualche modo raccontare la mia esperienza non tanto nella città, quanto nel paese Repubblica Ceca; come altrove ho già detto, è una esperienza limitata nel tempo e nello spazio ma in virtù dei suoi limiti, se non può dirsi completa e obiettiva, certamente mi ha permesso di conoscere una serie di lati nascosti, altrimenti invisibili.

Paesaggio sudboemo


Dunque, dopo un anno vissuto in Boemia Meridionale posso dire che cosa in assoluto NON mi mancherà di questo paese:
  • L’afflato alcolico deicechi.
  • L’odio diffuso verso gli zingari.
  • La burocrazia (Kafka docet).
  • La sirena di mezzogiornoe la centrale atomica (Temelín) onnipresente.
  • I proclami del venerdì pomeriggio (ma non solo) via altoparlante, stile sovietico.
  • La notoria affabilità e il calore interpersonale dei cechi.
  • Le carpe.
  • L’interminabile inverno.
Ciò che invece mi mancherà:
  • Praga. Indubbiamente,
    sempre e comunque, con le sue luci e ombre, anche se non si trova in Boemia meridionale, è vero!
  • I giri in bicicletta tra i boschi e le colline.
  • I castelli invece non mi hanno né sedotto né abbandonato.
Facendo un rapido bilancio tra aspetti che mi mancheranno e quelli che non mi mancheranno, è facile capire come sia stata la mia esperienza in terre boeme: un incubo! 
Nei prossimi post, parlerò di alcuni dei suddetti punti, almeno quelli che ancora non ho affrontato.  Non sarò tenera, non sarò obiettiva, non sarò nemmeno politicamente molto corretta.
Post pubblicato nel vecchio blog di Lilith, nel dicembre 2012.
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Sta città/ Matka Mest

Peppe Voltarelli e Sta città

Antefatto

Este, Padova. 1° maggio 2016, Fiera delle Parole.

Io e Max ci rechiamo nel tardo pomeriggio in piazza a Este per presenziare a questa iniziativa culturale così raffinata e interessante. Freddo boia, quasi piove, grigio. Gelida, tarda primavera.

Coinvolgente, ironico e pungente come sempre, Massimo Cirri presenta: scalda la piazza del 1° maggio e accende la folla (questo è un tantino iperbolico, ok!).

Presenta il libro di Staino, padre di Bobo, che simpaticamente si cattura la scena, il tempo e con paciosa senilità non la smette più.  Ma è interessante, molto. Segue poi la meravigliosa, sempre, Paola Turci et altri.

Io, intirizzita, fumo furiosamente ma non mi scaldo, fisicamente intendo. Mi reco allo stand della libreria a curiosare, nell’intenzione di acquistare e soprattutto di farmi siglare con tanto di vignetta, il libro di BoboStaino.

Il consorte mi fa un cenno e richiama l’attenzione verso un CD che s’intitola Ultima notte a Malà Strana… Malà Strana, il quartiere pittoresco di Praga, città che evoca in me viscerale odio et amore.

Guarda! …

Ahhh… però! Ma è del tizio che cantava prima, mentre stavamo arrivando?

Signorina (grazie), questo è un bravo ragazzo: promettente. Si farà strada!

Guardo il tizio, guardo il CD. Perplessa.

Ma… sei tu?

Molto piacere, Peppe Voltarelli.

Piacere mio… sicuramente.

S’innesca una conversazione piacevole e divertente. Colpisce la simpatia, l’ironia, e quanto sia alla mano e pure molto colto il tal Peppe. E, poi scoprirò, anche molto bravo!

E parliamo di Sta città…

Si tratta di una canzone all’interno del disco Ultima notte a Malà Strana, che rende in modo meraviglioso il rapporto ambivalente che spesso le persone hanno con le città dove emigrano, soprattutto all’estero. Io mi ci riconosco molto.

Questa canzone ebbe molto successo all’estero: in Germania e in particolare in Repubblica Ceca, nella versione in lingua locale, cantata da tal František Segrado e giunse ad essere prima in classifica nel paese boemo, nel 2012.

Ma in Italia Voltarelli è quasi uno sconosciuto. Ahimé!

Ecco due versioni della canzone:  in italiano, con un video meraviglioso di Gherard Kuhn.

L’altra dal vivo: Voltarelli & F. Segrado – “Matka Mest/Sta città” – Český text M.Horáček. La versione che arrivò al primo posto in classifica.

NOTA  INFORMATIVA
Peppe Voltarelli è un musicista poliedrico ma anche attore e scrittore, attento ai temi sociali e politici; spesso canta in dialetto (calabrese) ma non è un autore folk e questo ci tiene a precisarlo. È molto raffinato,  ironico, mai scontato.
Recentemente è uscito il suo libro+CD che celebra il cantastorie calabrese Profazio: Voltarelli canta Profazio, pubblicato da Squilibri Editore.

Consigliatissimo!

Storie Ceche

Kafka era ceco?
Kafka Museum a Praga
Se fai questa domanda ad un italiano di cultura medio-alta, ti risponderà di sì ed avrà ragione, in un certo senso,  però…
La stessa domanda mi fu rivolta dalla mia insegnante di lingua e cultura ceca, anzi ci fu rivolta nel famoso corso di cui ho già ampiamente dettagliato, però così formulata: “Quali personalità della cultura ceca, conoscete?” Intendendo scrittori, musicisti e via dicendo. Le risposte furono ovviamente: Antonín Dvořák, Bedřich Smetana, Milan Kundera e, naturalmente, Franz Kafka!

Replica della professoressa: “Ma Kafka non è ceco!” E poidi fonte ai miei occhi sgranati: “Certo, è nato e vissuto a Praga ma è uno scrittore di lingua tedesca, dunque non ceca!”

Una curiosità: il padre di Franz era ebreo ma assimilato e di lingua ceca, mentre la madre era di lingua tedesca; tutt’oggi Kafka è un nome piuttosto diffuso in Boemia (nella versione ceca è Kavka e significa cornacchia, mentre Kafka è germanizzato).

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Boemia Meridionale

Siamo in Boemia Meridionale, regione della Repubblica Ceca che, a sud, si incunea tra Austria e Baviera. Si tratta di una terra a vocazione agricola, dai ritmi lenti e dai paesaggi bucolici. Non è molto conosciuta ma presenta percorsi ciclabili molto suggestivi, che si snodano tra dolci colline, verdi prati, laghi placidi, fitti boschi e piccoli villaggi dai delicati colori pastello e atmosfere di fiaba.
Nel cuore dell’Europa e fuori dal mondo!

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Cronache Ceche #3

Altarini votivi nei templi della birra
Ripubblico il terzo capitolo delle Cronache Ceche, apparso nel vecchio blog di Lilith, nel febbraio del 2014. Più che di cronache, dovrei forse parlare oramai di storie, visto che appartengono al passato. In realtà questi post hanno il sapore della cronaca perché sono stati scritti quando vivevo ancora lì o subito dopo.
Qui il post originale.

L’afflato alcolico

Ho già avuto modo di raccontare un po’ di come sono i cechi, per lo meno, come li ho conosciuti e dunque come li vedo io.
Beh, trattasi di persone piuttosto semplici, molto amanti della natura, molto amanti della caccia e della pesca, aspetti entrambi importanti e che non sono in contraddizione l’uno con l’altro: sono due facce della stessa medaglia. Ad esempio, i cacciatori e i pescatori sono obbligati ad una cura dei boschi e dei fiumi, sul piano faunistico ma anche di manutenzione, che in Italia ci sogniamo!
Soprattutto nelle campagne, sono molto legati alla famiglia e alla tradizione, quasi in senso tribale direi, profondamente orgogliosi della loro appartenenza insomma, che comunque mai esibiscono o mettono in discussione. Amano gli sport soprattutto all’aria aperta, anche se lo sport nazionale è l’Hokey su ghiaccio e anche il tennis, direi.

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Cronache Ceche #2

Delle mele e delle mucche

 
Le mucche felici. 

Sì, guarda bene, ci sono!

Deve essere proprio il mio paese ideale, questo: il paese delle mele e delle mucche. Ebbene sì proprio qui vivo, in questo bucolico angolo d’Europa, fatto di verdi colline e di silenzi. Di mucche, dunque di fieno.

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