Forse chiedo troppo

Forse chiedo troppo…
Eccola lì la solita! Direte, già lo sento.

Ma vorrei, ingenuamente, un mondo dove per strada ci si saluta e non si teme di essere ammazzati, violentati.
Dove ci si saluta, ci si vede, ci si riconosce, a volte. Un mondo di relazioni, belle, brutte… facili, difficili. Ma relazioni, per diamine!
Dove ci si parla dal vivo, ci si parla sul serio. E ci si ascolta, a volte.
Un mondo che non è in cerca perenne di pupazzetti disanimati e allucinati.
Dove il verde è il colore predominante, non il grigio.
Dove non ci sposta necessariamente in auto.
Un mondo un po’ più difficile e faticoso, forse.
Dove la droga non sia l’unica ricreazione possibile.
Dove il tempo è per te, per l’altro e non è denaro, giammai!
Dove il tempo ti appartiene e non t’è usurpato.
Un tempo che è tempo di vita, un tempo da vivere.
Quindi, forse dovrei andare in una Comune sull’Appennino…
E perché le Comuni non sono mai sulle Alpi ma sempre sugli Appennini?
È forse questa la domanda?
Una domanda inutile. Perché la Comune è sempre utopia e Utopia è il paese che non c’è.E mi dicono che la vita è azzardo, un gioco rischiosissimo.Sarà un gioco a perdere?
È forse questa, dunque, la domanda?
Una domanda senza risposta.
Una domanda non utile ma nemmeno inutile.

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Cosa cambia?

Di Roberto Ferrucci, giornalista e scrittore veneziano, ho già parlato qui.

Oggi vorrei raccontare di uno dei suoi scritti, di un romanzo che venne pubblicato da Marsilio nel 2007 e che ho appena terminato di leggere. Ovviamente, non scrivo di tutto ciò che leggo ma alcune letture mi impongono una certa urgenza di scriverne, di raccontarne: di condividere ciò che hanno toccato o mosso o smosso.

È difficile ma è necessario parlare di questo scritto. Uno scritto che definirei imprescindibile per comprendere cosa è successo, cosa succede e cosa cambia. E soprattutto cosa non cambia mai, in  questo paese.
Ed è difficile parlarne, soprattutto dopo aver letto la prefazione all’edizione francese di Antonio Tabucchi, pubblicata nell’aprile 2010 col titolo “Ça change quoi”, da Seuil.

“Ciò che è successo nell’estate del 2001 a Genova durante il G8 ha fatto cadere la maschera della “democrazia” italiana. I sinistri fatti accaduti dal 19 al 22 luglio 2001, guardati adesso, assumono un significato che non fu compreso da tutti all’epoca. (…)” Antonio Tabucchi, prefazione all’edizione francese.

Se è vero che molto è stato scritto e detto sugli orrendi accadimenti di Genova G8, in quell’afoso luglio del 2001. È pur vero che questo scritto ha un taglio diverso. È un romanzo ma è anche una testimonianza precisa, puntuale, quasi fotografica. E l’effetto è davvero straniante.

Mentre leggevo nemmeno per un istante ho pensato che l’autore non fosse stato testimone presente ma non è poi così necessario: è pur sempre un romanzo. Questo scritto, un romanzo, un reportage, una storia d’amore, finzione non finzione. Chissà poi cos’è?  È, soprattutto, un’istantanea in un preciso momento della recente storia del nostro paese.

E leggendo mi sono resa conto che di quei giorni, chi non c’era ha un’idea del tutto smorzata, distorta, dai media, dai fatti eclatanti e orribili: Giuliani, la Diaz. Ma sia la cronologia, che la geografia ci sono del tutto estranei nella loro complessità e nella loro tragicità. E nel loro orrore!

E forse, chi c’era fa molta fatica a condividere qualcosa che, da un lato è stato traumatico e dall’altro è diventato narrazione condivisa ma anche ridotta, distorta, distillata dai mass media.

“Esattamente come se nulla fosse cambiato. Ciò fa del libro di Roberto Ferrucci un testo differente, contro corrente, importante, per comprendere o per comprenderci. Forse. Per essere presente, qui e ora, nel tempo che stiamo vivendo, in seno a questa strana Unione europea che, di fronte ai diritti dell’uomo, privilegia la contabilità.”  A. Tabucchi, ibid.

Non resta che leggere “Cosa cambia” di Roberto Ferrucci.

© 2011 by Marsilio Editori® s.p.a. in Venezia Prima edizione digitale 2011 da edizione Marsilio 2007 ISBN 978-88-317-3252-9

 

 

 

Buon Compleanno Pier Paolo!

 

  Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975)
è stato uno scrittore, poeta, giornalista, drammaturgo,
sceneggiatore, regista, attore e montatore italiano.
“Quello che posso dire nel basso della mia mediocrità è che finché ci sarà un male, ci sarà anche un bene ma se ogni tanto aprite gli occhi, di certo male, non farà.” P.P. Pasolini
Alla mia nazione
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un
casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
P.P. Pasolini, “La religione del mio tempo”, 1961.

P.P. Pasolini. Io so!

Vai al  Portale di P.P. Pasolini

No, non è Neruda!

 

Questo post fu scritto sul vecchio Blog di Lilith e parla di una bufala che ricompare di tanto in tanto online, soprattutto sui social, e che attribuisce un testo, non suo, a Pablo Neruda.

A Morte Devagar NON fu scritta da Pablo Neruda.

Chiunque conosca, anche poco, questo immenso poeta cileno se ne potrà ben rendere conto.
Ecco, mi sono stufata di trovare ancora in rete l’attribuzione di questo scritto a PABLO NERUDA. Ricordo che nel 2008 tale testo, attribuito a Neruda, fu letto in Parlamento da Clemente Mastella, in un gesto di plateale sentimentalismo vittimista, in occasione del voto di fiducia che ha portato alla caduta del governo Prodi.
Martha medeiros tv brasil
Martha Medeiros

In realtà l’autrice è Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana contemporanea. Lo scritto in questione, pur essendo carino e avendo un certo sapore new age, non raggiunge gli apici della poesia di Neruda. Riporto il testo integrale che ho trovato in rete, più siti mi danno la stessa versione.
Continua a leggere No, non è Neruda!

Permesso di Soggiorno

Non pensavo che ne avrei scritto. O forse, volevo farlo ma poi non ho trovato le parole giuste e poi chissà, forse non ci ho pensato più. Un capitolo chiuso e altri da aprire, altre cose da fare e a cui pensare.
Poi, in questi giorni, sentendo la notizia dei profughi numerati in Repubblica Ceca, mi son tornate alla mente quelle immagini e, soprattutto, quel freddo, gelido mattino nel Commissariato di Polizia. Ufficio Stranieri.
La notizia dei profughi marchiati col pennarello indelebile, pur facendomi rabbrividire, non mi ha meravigliato più di tanto. Continua a leggere Permesso di Soggiorno

Minister No More!

Ecco il post con cui, sul suo blog, Yanis Varoufakis ha comunicato stamattina le sue dimissioni.

Non più ministro!
Il referendum del 5 luglio resterà nella storia come un momento unico per una piccola nazione che si è ribellata alla stretta del debito.
Come tutte le battaglie per i diritti democratici, la storico rifiuto dell’ultimatum dell’Eurogruppo del 25 luglio porta con sé un caro prezzo. È quindi essenziale che il grande capitale ottenuto dal nostro governo con lo splendido risultato del “No” sia investito immediatamente in un “Sì” a una soluzione più consona: a un accordo che comprenda la ristrutturazione del debito, meno austerità, la redistribuzione per i più bisognosi e nuove riforme.
Poco dopo l’annuncio dei risultati del referendum, mi hanno fatto intendere che ci fosse una certa preferenza per una mia “assenza” da parte dei partecipanti all’Eurogruppo e di altri partner; un’idea che il primo ministro ha considerato potenzialmente favorevole per raggiungere un nuovo accordo. Per questo motivo lascio oggi l’incarico di ministro delle Finanze.
Considero un mio dovere quello di aiutare Alexis Tsipras, nel modo che ritiene più opportuno, per ottenere il massimo dal risultato che ci ha affidato ieri il popolo greco tramite il referendum.
Mi farò carico con orgoglio del disprezzo dei creditori.
Noi di sinistra sappiamo come agire insieme senza curarci dei privilegi che comportano i nostri incarichi. Per questo motivo sosterrò pienamente il primo ministro Tsipras, il nuovo ministro delle Finanze e il nostro governo.
Lo sforzo sovrumano per onorare il coraggioso popolo della Grecia, e il “No” che ha consegnato al mondo, è appena iniziato.

Yanis Varoufakis

The referendum of 5th July will stay in history as a unique moment when a small European nation rose up against debt-bondage.

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